Colpiti da una Pioggia di ricordi
- Irene Monti

- 24 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 10 dic 2025

Che ricordi hai del te bambino? Sapresti quantificarli, proiettarli su un muro e analizzarli, uno per uno?
Taeko ha poco meno di 30 anni, vive a Tokyo ed è impiegata in un ufficio. La sua vita è ripetitiva, a tratti noiosa e in solitudine, così decide di partire e lasciare la città per un po’, credendo che respirare l’aria di campagna potrebbe farle bene.
Succede, però, il più classico degli scenari: durante il viaggio in treno, Taeko inizia a proiettare scene nella sua mente. Gli spezzoni di vita che le si propongono davanti, però, non sono frutto della sua immaginazione, sono le sue memorie.
Frammenti della sua infanzia la colpiscono come gocce d’acqua fredda: è una pioggia di ricordi. Si alternano nella sua mente senza ordine cronologico, saltellando sul suo cuore.
Da bambina Taeko sognava di andare in vacanza in campagna come facevano le sue amiche di scuola e quel sogno continua a vivere dentro di lei, così come il passato lascia tracce indelebili e condiziona, inconsapevolmente, le nostre scelte adulte.
Adesso sta realizzando quel desiderio, e mentre raggiunge la campagna del fratello del cognato, la piccola Taeko di 10 anni prova a raggiungere la sua mano per ricordarle la lezione più importante: dobbiamo abbracciare il nostro passato - il nostro io bambino - per vivere consapevolmente il nostro presente.
Taeko ricorda un padre severo, sulla cui schiena sbatteva forte i pugni per farsi ascoltare. È abituata a ricevere freddezza e per questo quando Toshio - un giovane contadino incontrato durante la sua vacanza - le mostra interesse e tenerezza, si convince di non meritare quel sentimento che è parte di un mondo apparentemente distante da lei e così, inizialmente, lo lascia andare.
Ma è davvero così distante? La grande e indipendente Taeko ha intrapreso una vita che sembra non avere difetti, realizzata agli occhi di tutti, ma come quando da piccola assaggiò per la prima volta l’ananas e rimase delusa del suo sapore, forse allo stesso modo scopre adesso che quella vita non è come la immaginava.
È con Toshio che ritrova la bambina che arrossiva davanti al primo gesto gentile da parte di un compagnetto di classe. Con lui è sincera, vulnerabile: non recita un ruolo, non deve apparire perfetta come forse sente di dover fare a Tokyo. È in grado di mostrarsi per com’è perché lui è capace di ascoltarla, le insegna come vivere in sintonia con la natura e come trovare, nell’umiltà di una vita semplice, il motivo per sorridere senza peso sul petto.
La campagna diventa metafora dei suoi sogni da bambina: autentici, puri, semplici. Era esattamente quello che sognava e adesso, che ha finalmente raccolto i fiori di cartamo, con quella stessa dolcezza prende per mano la se bambina, e sceglie lei.
Pioggia di ricordi è un film del 1991, diretto da Isao Takahata e basato sul manga di Hotaru Okamoto e Yūko Tone. È uno dei lungometraggi prodotti dallo Studio Ghibli più amati, e soprattutto più importanti. Questo perché ha il coraggio di avere come protagonista una donna single negli anni ‘80, di raccontare un dramma individuale indirizzato a un pubblico adulto, di utilizzare un tema apparentemente noioso riuscendo però ad apparire estremamente realistico.
Lo fa disegnando la costruzione di un rapporto che si discosta dalla solita storia romantica: amore è ascoltarsi, comprendersi, riconoscersi. È un avvicinamento lento, che non ha bisogno di colpi di scena, e Takahata lo racconta bene senza servirsi di una spettacolarizzazione dei sentimenti. Senza dover ricorrere a picchi drammatici, strategie per emozionare o discorsi cliché, Pioggia di ricordi arriva violentemente al cuore dello spettatore rendendolo partecipe del compimento di una vita. Una vita piena di desideri, che accetta i rimorsi e che affronta il dolore, che nuota nella scoperta, che disgela segreti e cuce legami. Una vita normale.


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