Cruella, la scoperta d’identità ad un abito alla volta
- Syria Assenza

- 28 mag
- Tempo di lettura: 2 min

Crudelia De Vil nasce nel 1956 con la pubblicazione di “I cento e un dalmata” di Dodie Smith. Qui è descritta come una donna molto ricca, ex compagna di classe di Anita, moglie di un pellicciaio.
Nella versione animata del 1961 poi viene resa un po’ ambigua la conoscenza con Anita visto che sembrano avere età differenti e sappiamo solo che ha una passione sfrenata per le pellicce.
Con i live action del 1996 e poi del 2000, Crudelia, interpretata da Glenn Close, smette di essere un personaggio poco sfaccettato con il puro scopo di essere cattiva e si cominciano a riempire i buchi della sua storia diventando una famosa stilista di alta moda ossessionata dalle pellicce.
Ed ecco che arriviamo al 2021, con una versione cinematografica che finalmente si concentra proprio sul suo personaggio e sulla sua evoluzione.
Interpretata da una magistrale Emma Stone, sullo schermo non vediamo soltanto Cruella, in cui in alcune scene strizza l’occhio alle versioni precedenti, ma vediamo anche il suo alter ego Estella.
In ogni film, come sappiamo, i costumi di scena sono importanti, ma in alcune pellicole gli abiti sono una parte davvero significativa della narrazione ed il caso di quest’ultima.
Nel film vediamo Estella crescere perciò apprendiamo sin da subito del suo amore innato per la moda e il suo sogno di diventare una stilista.
Nata con un difetto congenito che le fa avere i capelli metà neri e metà bianchi, Estella sembra dividersi fra due nature, le buone intenzioni e la tendenza a combinare guai.
Estella entra a scuola con la classica divisa e poi si cambia la giacca modificata da lei, non vuole uniformarsi, vuole distinguersi e vuole fare suo ogni capo che indossa.
Il suo essere ribelle e geniale la porta all’espulsione perciò al cambiamento che per primo la porta sulla strada della scoperta di sé stessa.
Dopo la tragica morte della madre, Estella arriva a Londra, ma si ritrova completamente da sola al mondo. L’incontro con Jasper e Horace la riporta all’interno di un nucleo familiare che però per sopravvivere deve rubare.
Qui la fantasia di Estella prende il sopravvento e per dieci anni crea travestimenti in grado di farli mimetizzare.
Ma non è abbastanza e Jasper lo sa, perciò riesce a procurarle un impiego al Liberty ed è grazie a questo, o meglio al suo lato ribelle e disobbediente che vuole mettersi in mostra, che viene notata dalla Baronessa in persona che le offre un lavoro.
Nel momento in cui Estella entra sotto l’ala della Baronessa la sua identità si fa più nitida. Può vestirsi come vuole, libera da una divisa e può soprattutto scoprire la sua identità che ha sempre messo di lato prima per non creare problemi a sua madre e dopo per sopravvivere.
Estella crea e comincia ad entrare nelle grazie della Baronessa. In questa prima fase di identità i costumi sono ancora con poco carattere, questo perché non prendono in considerazione l’alter ego messo sotto chiave da Estella ovvero Cruella.
Estella ha occhio per la moda, ma sa anche come mescolarsi meglio alla massa. Al contrario Cruella dentro di lei ama osare. Eppure Estella riesce a tenerla sotto controllo fino a quando non vede il ciondolo di sua madre al collo della Baronessa. Da lì in poi niente sarà lo stesso e lo screen time passerà sempre di più da Estella a Cruella.
Se Estella è caratterizzata da uno stile street, Cruella è appariscente ed estrosa, esagera tirando fuori tutta la creatività e la follia che si era tenuta dentro.
Quello che vediamo è una lotta interna al personaggio divisa fra due metà, fra due estremi di bontà e cattiveria e in tutto questo i costumi accompagnano sia la fase di crescita e consapevolezze delle due metà che della fusione finale.
Per rubare il ciondolo e fare giustizia a sua madre Estella comincia a scomparire per dare spazio alla parte di sé che secondo lei riesce a concludere le cose e portare risultati.
Cruella diventa una degna rivale dove ogni outfit è sempre più elaborato, teatrale e geniale. Cominciata come una questione personale, in verità si trasforma in una questione generazionale dove il futuro cerca di prendere il posto che gli spetta deponendo il passato.
Le entrate ad effetto sono il suo marchio: motori, camion della spazzatura, posizionarsi sopra la macchina della Baronessa,concerti. Cruella osa sempre di più non limitando la sua fantasia, a sua genialità e neanche la sua follia. Si libera proprio come una farfalla.
L’abito di punta della collezione diventa il suo punto più estremo in cui si presta al ruolo della cattiva, come afferma lei stessa dopo, facendo credere a tutti di aver ucciso i cani della Baronessa per farci un cappotto.
Ecco che il personaggio assume sfumature diverse e da semplice donna ricca ossessionata dalle pellicce a stilista famosa anch’essa ossessionata dalle pellicce, quei pois diventano un vero linguaggio in codice fra lei e la Baronessa. Cruella non è ossessionata dalle pellicce, ma vuole giustizia e si gusta la sua vendetta facendo cadere piano piano il suo nemico.
Nell’atto finale poi l’idea di vestire le invitate al ballo da Cruella non è solo un modo di farla mimetizzare, ma anche il suo battesimo al mondo dove finalmente può uscire allo scoperto battendosi con il nemico per trionfare.
Nonostante “la simbolica morte” di Estella, nell’ultima scena la sua doppia natura contiene una fusione. Le linee sono più morbide, ma non come la larghezza e la comodità dei primi abiti in cui lo stile Street predominava, stavolta sono più accattivanti dove gli abiti seguono e valorizzano il suo corpo senza risultare estremamente appariscenti. Estella e Cruella sono una, sono diventate finalmente libere di essere ciò che sono. Non devono più seguire il modello, come dice la madre all’inizio della storia, ma possono essere finalmente sé stesse.



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