“Cuori” in corsia: tra sentimenti, bisturi e rivoluzione
- Paola Arcifa

- 4 feb
- Tempo di lettura: 3 min

C’è qualcosa di magnetico nelle corsie degli ospedali raccontate in tv. Il ritmo accelerato, le decisioni che separano la vita dalla morte, le storie personali che si intrecciano a quelle dei pazienti. Ma Cuori, la fiction Rai diretta da Riccardo Donna e in onda dal 2021, prova ad aggiungere qualcosa: tornare indietro nel tempo e raccontare la medicina quando era ancora una scommessa, quasi un atto di coraggio.
Ambientata nella Torino tra la fine degli anni ‘60 e i primi ‘70, la serie segue un gruppo di cardiochirurghi, formato da Alberto Ferraris (Matteo Martari), Delia Brunello (Pilar Fogliati), Cesare Corvara (Daniele Pecci) e altri, impegnati a rivoluzionare la medicina sperimentando tecniche pionieristiche tra rivalità professionali e sentimenti che irrompono in corsia.
La scelta di ambientare la serie in quel periodo storico cambia completamente la prospettiva del classico medical drama, non ci sono macchinari iper-tecnologici: la medicina è fatta di intuizione, rischio e visione. In questo senso Cuori si distingue da prodotti contemporanei perché racconta un’epoca in cui ogni intervento sembrava una sfida contro l’ignoto.
Prima ancora di arrivare a Cuori, il pubblico televisivo ha imparato ad amare gli ospedali grazie a serie diventate veri fenomeni culturali: dall’americano E.R. – Medici in prima linea (1994-2009), capace di raccontare con realismo le giornate frenetiche di un pronto soccorso di Chicago, fino al romanticismo pop di Grey’s Anatomy (2005-2025), i medical drama hanno costruito un linguaggio riconoscibile fatto di bisturi, confessioni sussurrate nei corridoi e scelte impossibili.
Anche l’Italia ha sviluppato negli anni una sua tradizione: da prodotti più leggeri come Un medico in famiglia (1998-2016), passando per Incantesimo (1998-2008) fino a Doc – Nelle tue mani (2020 –), ispirato alla storia vera del medico Pierdante Piccioni, che hanno avvicinato il pubblico al racconto della medicina attraverso storie personali e familiari.
Uno degli elementi che rendono Cuori interessante è l’ispirazione alla realtà. I personaggi principali ricalcano figure storiche della cardiochirurgia italiana: il primario Cesare Corvara si ispira al luminare Achille Mario Dogliotti, mentre Alberto Ferraris richiama Angelo Actis Dato, pionieri delle tecniche che portarono allo sviluppo del cuore artificiale e delle prime grandi innovazioni chirurgiche.
Il vero perno emotivo della serie è, però, il personaggio di Delia Brunello (basato su Helen Brooke Taussig, pioniera della cardiologia pediatrica degli anni '40, che fu l'inventrice dell’intervento del "bypass succlavio polmonare"), cardiologa talentuosa arrivata dagli Stati Uniti e costretta a confrontarsi con un ambiente profondamente maschilista, a maggior ragione in questa terza stagione in cui le vengono tagliati i fondi per una ricerca poiché donna sposata che potrebbe rimanere incinta e lasciare in sospeso il lavoro; la sua presenza introduce una forte riflessione sul ruolo femminile nella medicina e nella società dell’epoca, tra pazienti sospettosi e colleghi diffidenti.
In questo senso la serie riesce a parlare anche al pubblico contemporaneo, soprattutto quando la narrazione arriva agli anni Settanta, un periodo segnato da cambiamenti sociali e dalla rivoluzione femminista che attraversa l’Italia. Ed è forse proprio questa tensione tra passato e presente a rendere Cuori più di una semplice fiction storica. Questa estetica vintage contribuisce a creare un’identità precisa e riconoscibile, quasi romantica, che rende la visione più avvolgente.
Alla fine, la domanda che viene spontanea è: Cuori è davvero l’ennesimo medical drama?
Forse sì, ma con un’anima diversa, perché usa la medicina per parlare di cambiamento sociale, di identità femminile e di un’Italia che stava imparando a reinventarsi: il cuore, qui, non è solo un organo da salvare, ma una metafora continua: delle emozioni, della fragilità umana e della necessità di trovare un equilibrio tra razionalità e sentimento. In questa sospensione tra passato e presente, tra storia e finzione, Cuori trova la sua voce più autentica, a tratti prevedibile, ma capace di lasciare lo spettatore con una sensazione di calore umano che, forse, è il vero battito della serie.


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