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Da Riccione a TikTok: l'evoluzione del tormentone estivo

Ogni anno, puntualmente, arriva: lo sentiamo in radio, nei bar sulla spiaggia, nei video sui social, nelle feste di paese e negli stabilimenti balneari. All'inizio ci incuriosisce e diverte, poi ci accompagna per settimane e finisce per esasperarci.


È il tormentone estivo, uno dei fenomeni più caratteristici della cultura pop italiana.


Ma da dove nasce questa idea? E soprattutto: perché in Italia parliamo di "tormentone" mentre in gran parte del mondo ci si limita a parlare di hit o successi estivi? La risposta affonda le radici nella storia economica, sociale e culturale del nostro Paese e racconta qualcosa di molto più profondo di una semplice canzone di successo.

Ciò che rende il tormentone un'invenzione tipicamente italiana è proprio la sua dimensione rituale e stagionale. Nel nostro Paese il tormentone non viene identificato esclusivamente attraverso i numeri: per essere considerata tale, una canzone deve diventare onnipresente, entrare nelle conversazioni quotidiane, essere riconoscibile anche da chi normalmente non segue la musica pop.


Oggi può sembrare difficile da immaginare, ma fino agli anni Cinquanta l'estate non rappresentava un momento particolarmente importante per l'industria musicale. Le vacanze erano un privilegio riservato a una minoranza della popolazione.

La situazione cambiò radicalmente durante il boom economico e l'Italia degli anni ’50-’60 conobbe una trasformazione senza precedenti: aumentò il benessere e le ferie pagate, così operai, impiegati e famiglie iniziarono a riversarsi nelle località balneari della Riviera Romagnola, della Versilia, delle coste adriatiche e tirreniche, con Rimini, Riccione, Jesolo, Viareggio e Lignano Sabbiadoro, i quali divennero simboli di una nuova Italia che scopriva il tempo libero e il turismo di massa.


Se esiste un oggetto che ha contribuito più di ogni altro alla nascita del tormentone è il jukebox, per la prima volta il pubblico non subiva passivamente la programmazione radiofonica, ma sceglieva direttamente quali canzoni ascoltare. E le classifiche venivano elaborate contando il numero di "gettonature", cioè le volte in cui una canzone veniva selezionata dagli ascoltatori nelle migliaia di jukebox presenti sul territorio nazionale. Da qui deriva anche il verbo gettonare, ancora oggi utilizzato per indicare qualcosa di molto richiesto o particolarmente popolare.

E così la ripetizione non era più soltanto una conseguenza del successo, diventava essa stessa il motore del successo.


Nel 1961 Nico Fidenco pubblica Legata a un granello di sabbia: il brano vende oltre un milione di copie e viene spesso considerato uno dei primi grandi successi estivi della musica italiana.


Ma il vero architetto del tormentone estivo italiano è probabilmente Edoardo Vianello, il quale tra il 1962 e il 1964 pubblica una serie impressionante di successi: Pinne, fucile ed occhiali, Guarda come dondolo, Abbronzatissima e I Watussi. Sono canzoni costruite intorno a immagini immediatamente riconoscibili: il mare, la spiaggia, l'abbronzatura, il ballo e il divertimento.


Tra gli anni Ottanta e i primi Duemila il tormentone vive la sua stagione più prospera: l'industria discografica inizia a programmare uscite strategiche tra maggio e giugno, con canzoni pensate esplicitamente per accompagnare le vacanze, essere ballate nelle discoteche e nei villaggi turistici. È l'epoca in cui artisti come Umberto Tozzi, Alan Sorrenti, Righeira, Sabrina Salerno, gli 883 e molti altri contribuiscono a costruire un immaginario estivo sempre più riconoscibile; il fenomeno si rafforza ulteriormente grazie alla televisione commerciale, i videoclip, le radio nazionali e gli eventi musicali amplificano la diffusione dei brani fino a renderli praticamente onnipresenti.


Ma il successo del tormentone non dipende soltanto dal marketing, entrano in gioco anche alcuni meccanismi psicologici molto precisi: le canzoni estive tendono a essere semplici, ripetitive e facilmente memorizzabili e il cervello umano è naturalmente portato a ricordare schemi sonori prevedibili che ritornano più volte durante l'ascolto. Gli psicologi parlano di "earworm", letteralmente "verme dell'orecchio": una melodia che continua a ripetersi nella mente anche quando la musica è terminata.

A questo si aggiunge il cosiddetto "effetto della mera esposizione": più entriamo in contatto con uno stimolo, più tendiamo a familiarizzare con esso e, in molti casi, ad apprezzarlo. Naturalmente esiste anche il rovescio della medaglia e quando l'esposizione diventa eccessiva, può scattare la cosiddetta "crisi di rigetto", il motivo per cui molte persone finiscono per detestare proprio quelle canzoni che hanno ascoltato per tutta l'estate.


L'arrivo di internet ha trasformato questa tendenza. Oggi l'ascolto musicale è sempre più personalizzato e le piattaforme digitali suggeriscono canzoni sulla base dei gusti individuali, delle abitudini di ascolto e persino dell'orario.

In questo nuovo contesto anche il concetto di tormentone ha iniziato a cambiare: una canzone può accumulare centinaia di milioni di ascolti su Spotify senza necessariamente diventare un fenomeno riconoscibile per l'intera popolazione. Allo stesso modo, un brano può dominare TikTok per qualche settimana, generando migliaia di video e tendenze, ma rimanere quasi invisibile nelle classifiche radiofoniche tradizionali.


In Italia brani come Mon Amour di Annalisa, 30°C di ANNA, Sesso e Samba di Gaia e Tony Effe o Rossetto e Caffè di Sal Da Vinci hanno beneficiato enormemente della viralità generata da video, trend e contenuti creati dagli utenti. Ancora più emblematici sono i casi di Amore No (1974) di Adriano Celentano e il remix di Pedro di Raffaella Carrà, due canzoni pubblicate decenni fa e riscoperte dalle nuove generazioni grazie ai social.


A cambiare non è soltanto la distribuzione della musica, ma anche il suo ciclo di vita. I tormentoni del passato potevano dominare per mesi e continuare a essere ricordati per anni. Nell'economia contemporanea, invece, il successo tende a essere più rapido ma anche più volatile, un brano può esplodere nel giro di pochi giorni grazie a una challenge virale e scomparire altrettanto velocemente, sostituito dal trend successivo.

Non esiste più necessariamente una sola canzone dell'estate capace di mettere d'accordo tutti, ma molteplici tormentoni, ciascuno legato a una piattaforma, a una comunità o a una modalità di fruizione diversa.


Per certi aspetti, il vero cambiamento riguarda il pubblico. Nel Novecento il tormentone era il simbolo di una cultura di massa relativamente omogenea; nel XXI secolo riflette una società frammentata, personalizzata e governata dagli algoritmi.


Per cui, la domanda non è più quale sarà la canzone dell'estate, ma per quale pubblico, su quale piattaforma e per quanto tempo durerà.


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