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Polaroid: la musica come un’istantanea per fermare il tempo


Rilasciato il 5 maggio 2017 dalla casa discografica Bomba Dischi, il joint album di Carl Brave x Franco126 vede la luce in primavera, trasportando con sé una brezza di leggerezza e amarezza, le quali convivono nelle nostre playlist ormai da 9 anni.



Alla prima pubblicazione risalgono solo 10 tracce, diventando 14 in seguito all’uscita di Polaroid 2.0; le suddette possono classificarsi sotto al genere indie-pop e combinandosi al rap riescono a trattare temi quali l’amore, l’amicizia fraterna, il desiderio di evadere dalla propria realtà e la quotidianità. È proprio il richiamo a quest’ultima che porta in auge il progetto: dalla pubblicazione del primo singolo Solo guai si nota che il punto di forza dei due artisti romani sta proprio nel riuscire a far percepire come familiare all’ascoltatore un contesto che può essergli del tutto estraneo. 



Trasportandoci direttamente sui sampietrini, i due cantanti ci parlano delle loro giornate facendo anche riferimenti topografici, descrivendoci i luoghi che frequentano come se si parlasse al bar tra amici, usando perfino il dialetto natìo, dimostrando l’intenzione palese di ricreare un clima informale (e di conseguenza intimo e familiare) nelle nostre cuffiette. Di colpo durante l’ascolto di quest’album potrebbero scorrervi davanti agli occhi tutte le immagini che ci presentano i due storytellers romani: una graziella legata a un lampione di qua, una fontana la cui acqua non smette di scorrere dall’altra parte e ci sentiamo subito catapultati su un treno dal cui finestrino scorgiamo le parole diventare realtà. Per quanto riguarda invece le produzioni, Carl e Franco si distinguono per aver usato strumenti inconsueti nel rap, come il sassofono e il violoncello, i quali donano quel quid in più al ritmo delle tracce in cui sono presenti.


Dall’inizio dell’articolo cerco di evitare la parola duo e, se la memoria non inganna né me né voi,

ho usato fin da subito l’espressione “joint album”: perché ricorrere a questo termine?

Perché la verità è che questo progetto si presenta a tutti gli effetti sotto al titolo di quella dicitura (intuibile già dalla “x” presente tra i nomi dei due cantanti) e che la nota rottura tra Carl Brave e Franco126 non è mai avvenuta, data l’evidente mancanza di un’unione ufficiale: loro non hanno mai affermato di essere un duo, ma di aver deciso di creare un album insieme, tra amici, senza programmare una carriera da duetto; in più interviste, infatti, hanno ribadito di essere prima amici che colleghi e che si sono conosciuti tantissimo tempo prima rispetto alla pubblicazione di Polaroid, quando ancora Carl Brave rappava con un gruppo dal nome “Molto peggio” e tra i produttori della band c’erano Drone e Ketama, membri della Lovegang126 che hanno presentato a Carl proprio Franco, loro collega e amico.  


Da questa “separazione” nascono capolavori fin da subito: Notti brave album d’esordio di Carl Brave da solista fin dall’anno d’uscita, 2018 per l’appunto, scala le classifiche arrivando primo in Italia e si può dire lo stesso per Franco126, che l’anno seguente pubblicherà Stanza singola, un meraviglioso successo per la sua carriera da voce solista; questi dati e le considerazioni personali nei confronti di questi album citati poc’anzi ci restituiscono l’idea che anche prendendo strade separate due grandi artisti possono ancora produrre degli evergreen.


Allora perché i fan più accaniti attendono un ritorno da parte loro?

Essendo fan io stessa (e non negando di aver desiderato un comeback) mi sono spesso posta questa domanda, giungendo a una conclusione: i fan non auspicano avidamente a un ritorno perché immaginano un futuro possibile in cui i due diventano a tutti gli effetti un duo, ma desiderano tornare ai momenti che facevano da primo piano a questa bellissima colonna sonora; così un album di due amici scritto di getto in una mansarda a Trastevere riesce a simboleggiare lo status adolescenziale di migliaia di giovani italiani che si riconoscono in quei testi e nella profonda leggerezza di quelle melodie.


Non c’è da stupirsi che un progetto simile sia pregno di nostalgia, una sensazione che può nascere anche da piccoli gesti, ad esempio riguardare delle vecchie foto: è proprio sulle istantanee che si basa il concept dell’album. Le prime dieci tracce vengono caricate su Youtube non tanto come video veri e propri, ma come fotografie, una decina di polaroid che raffigurano momenti veri, la realtà di due ragazzi che smezzano una birra o che fanno un bagno al mare, immortalati eternamente su una pellicola che riporta i loro nomi d’arte e il titolo di ogni traccia.



Polaroid non è sicuramente un album conosciuto in tutto il mondo, ma rimane ancora, dopo 9 anni, una macchina del tempo per chiunque sia stato fan di Carl e Franco, per chi si è appropinquato per la prima volta all’indie o al rap in quel periodo e per chi era adolescente durante l’anno di uscita. Come quando annusiamo nuovamente un profumo che non sentivamo da molto o ripeschiamo un vecchio capo dall’armadio dopo tanto tempo, così riscoprire delle canzoni che ascoltavamo durante un determinato periodo della nostra vita riesce a riaccendere dei sentimenti dormienti, che avevamo messo in un angolo chissà dove; l’associazione qui diretta tra fotografia e musica ci ricorda quanto quest’ultima abbia la capacità di cristallizzare un momento per sempre, costituendone il sottofondo, accompagnando quel periodo per mano, senza mai abbandonarci. 


Mi auguro che così come Polaroid ognuno di voi possa avere un album che vi riporta indietro, capace di farvi rivivere le stesse emozioni del primo ascolto.


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