EPIC THE MUSICAL: un viaggio tra mito, musica e identità
- Andrea Vittorio

- 20 ott 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 10 dic 2025

When does a ripple become a tidal wave? When does the reason become the blame? When does a man become a monster?
I miti non muoiono: mutano. Sin dalle parole dei poeti antichi, infatti, le figure dell’immaginario classico continuano a riapparire, adattandosi a nuovi linguaggi e sensibilità. Si parla ormai di “modernizzazione del mito”, cioè di osservare come l’antico e il contemporaneo si intreccino tra loro, con lo scopo di raccontare come le gesta degli eroi che abbiamo imparato a conoscere rappresentino chi siamo. Questo è esattamente ciò che fa Epic: The Musical: prende l’Odissea, poema epico attribuito a Omero, e la strappa dal suo contesto originario immergendola nel linguaggio musicale e digitale di oggi, trasformandola in un viaggio emotivo che appartiene tanto a Odisseo quanto a chiunque stia cercando sé stesso in un mondo in cui non si riconosce.
Creato da Jorge Rivera-Herrans, musicista e compositore di origine portoricana, Epic nasce nel 2019 come progetto indipendente pubblicato su TikTok come “esperimento”. Si trattava inizialmente della tesi di laurea di Jorge, il quale ha saputo sfruttare la piattaforma sia per testare l’attuabilità e ricezione, da parte del pubblico, del progetto, sia per organizzare le audizioni atte a scegliere gli interpreti delle canzoni attraverso stitch in cui gli interessati potevano cantare spezzoni delle canzoni e rispondergli pubblicamente.
Nel corso degli anni Jorge ha più volte rivisitato, corretto, scartato e aggiunto canzoni. Tutto questo finché, nel Natale 2022 è sbarcato su YouTube e Spotify, guadagnando popolarità ma dovendo affrontare problemi di produzione a causa di molteplici cause legali tra il creatore e la casa discografica. Nonostante ciò, ha ricevuto elogi dalla critica per la profondità emotiva e la complessità narrativa che esprime attraverso il suo formato musicale, trasformandosi in pochissimo tempo in un fenomeno virale. Traendo ispirazione da diverse fonti, il progetto si avvale di vari generi musicali e tecniche narrative derivate da anime e teatro, tentando anche di emulare il tipo di progressione visto nei videogiochi, in modo da rendere l’esperienza dinamica e coinvolgente. Il susseguirsi delle avventure è dunque reso come una progressione per “livelli”, ognuno dei quali rappresenta i luoghi visitati, e i “boss” che si sconfiggono le bestie affrontate.
L’Odissea, in quanto testo fondativo della cultura occidentale, è sempre stata una storia di viaggio e trasformazione. Epic ne rovescia la prospettiva: non si tratta più di un ritorno verso la gloria, ma verso l’identità. Odisseo, quindi, non canta la sua vittoria, ma il peso dei ricordi, il trauma della guerra, la colpa di chi è sopravvissuto, la gioia mutilata del ritorno a casa. Epic in questo senso viene costruito come una vera e propria serie musicale: nove saghe e un totale di 40 canzoni, ognuna con la propria identità sonora e tematica che reinterpreta la materia omerica in maniera contemporanea.
La prima saga (The Troy Saga) pone le fondamenta dell’opera: la guerra di Troia non è narrata come gloria ma come avventura il cui protagonista è un uomo diviso tra la strategia e il peso morale delle sue azioni, di cui è ancora poco consapevole. Andando avanti con la Cyclops Saga, Epic mette in scena il primo vero crollo, la violenza, la morte dei compagni per mano di Polifemo e l’orgoglio di Odisseo: i suoi gesti sono interpretati come un atto disperato di affermazione di sé, un modo per non essere dimenticato. Attraverso le varie orchestrazioni musicali, affrontiamo insieme a Odisseo diverse intemperie: il mare (The Ocean Saga) dominato da Poseidone, elemento della punizione, del tempo, della perdita del controllo; la maga Circe (The Circe Saga), figura di tentazione e di terapia allo stesso tempo. Qui emerge per la prima volta il tema della trasformazione, non solo fisica (come nel caso dei compagni mutati in maiali) ma emotiva.
Scendiamo poi negli inferi (The Underworld Saga), dove il canto diventa confessione: Odisseo vuole incontrare il profeta Tiresia, ma incontra sua madre, sé stesso, i propri errori, la visione del futuro, reinterpretando il mito come un atto psicologico di consapevolezza. Qui per la prima volta il protagonista dubita della sua morale, definendosi per la prima volta un mostro disposto a fare di tutto pur di tornare dalla sua famiglia. Nella Thunder Saga, il rapporto con dèi come Zeus si intensifica e la narrazione musicale raggiunge il suo picco. È effettivamente il momento più epico nel vero senso del termine, in cui nemici “reali” come le sirene e Scilla si contrappongono a nemici più allegorici: i compagni di Odisseo imparano a temere lui e la sua apparente indifferenza nel sacrificarli.
Nel corso della Wisdom Saga, l’eroe, ormai giunto sull’isola di Calipso, elabora il dolore e riflette attraverso l’aiuto lontano di Atena, diventata ormai amica oltre che mentore e protettrice; è anche il momento del passaggio generazionale grazie alla narrazione incrociata del figlio Telemaco, figura di speranza, continuità e maturità. La Vengeance Saga si pone come ultimo step prima del ritorno a casa, la presa di posizione e la resa dei conti, non per dominare ma per far spazio alla pace che aspetta di trovare a Itaca.
L’ultima saga (The Ithaca Saga), l’atto più lirico, chiude il cerchio. Il ritorno a casa non è trionfale ma intimo e l’eroe è stanco, mutato e trova nella moglie Penelope non una “ricompensa”, ma il ricordo del sé ormai perduto. Il viaggio ha inevitabilmente cambiato Odisseo, che ha il sangue di decine e decine di persone sulle sue mani: “puoi amarmi ancora?” è la domanda cardine di questo finale, la speranza di riconessione e riconoscimento da parte di chi si ama, il tentativo di catarsi del trauma vissuto.
Rivera-Herrans non ha l’arroganza di riscrivere il poema ma lo traduce, rendendolo emotivamente accessibile a una generazione che riconosce nel dolore e nella fragilità nuove forme di eroismo. La musica in questo caso diventa un linguaggio comune che restituisce umanità ai personaggi epici; il risultato è una mitologia intima, dove individui come Odisseo, Penelope e Telemaco smettono di essere figure idealizzate e diventano archetipi di emozioni collettive: perdita, attesa, colpa, speranza.
Un aspetto che mi ha colpito sin dal primo ascolto è che ogni personaggio ha il proprio leitmotiv, una melodia e uno strumento musicale che lo contraddistingue, il quale suona non solo quando costui parla, ma anche quando in un contesto diverso si fa anche solo riferimento a quel personaggio.
La forza di Epic risiede anche nel suo contesto di diffusione, rinnovando anche il modo che opere del genere hanno di circolare nel mondo. Pubblicato in parti e diffuso sui social, ogni brano è un frammento di racconto condivisibile: la comunità online in questo senso gioca un ruolo fondamentale, in quanto i fan partecipano, reinterpretano, discutono, creano. Infatti, seppur non vi sia una resa visiva di Epic, sono presenti numerose animatic su YouTube create da animatori e illustratori indipendenti di talento, contribuendo a dare all’opera sempre più vita.
La pubblicazione di Epic si è conclusa ufficialmente l’anno scorso, ma il suo creatore sta già lavorando a un nuovo progetto: Ilium è il nome che avrà il suo secondo “figlio”, una rielaborazione dell’Iliade che sembra seguirà le orme dell’opera appena descritta. A distanza di tempo Epic mi affascina ancora come il primo giorno, trasportandomi con le sue diverse melodie in un universo vasto quanto semplice, ma ricco di significato. Mi ricorda di non cercare la vittoria, ma la guarigione.
How long has it been? Twenty years I, I love you


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