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Fullmetal Alchemist arriva al cinema: 15 anni fa iniziava il viaggio

Aggiornamento: 10 dic 2025


È il 2009. Sei seduto in aula, l’insegnante parla di qualcosa che non ascolti e tu sei lì, immobile al tuo banco, con la mente completamente altrove. C’è un solo pensiero che ti occupa la testa: Fullmetal Alchemist. L’anime, approdato su MTV, è diventato il tuo rituale quotidiano immancabile. E al centro di tutto ci sono loro: Edward e Alphonse Elric, due fratelli uniti più dal dolore e dalla colpa.  

Quest’anno, incredibile a dirsi, Fullmetal Alchemist: Brotherhood spegne le sue prime quindici candeline. Per celebrare l’anniversario, sei degli episodi più memorabili — dal 59 al finale 64 — non solo sono stati rimasterizzati, ma preparati in versioni speciali destinate al grande schermo che ci aspettano il 17 Novembre in V.O.S, e il 18 e 19 Novembre doppiati in italiano.  

Fullmetal Alchemistè un manga scritto e disegnato da Hiromu Arakawa, che all’epoca aveva all’attivo solo un paio di opere, uscito in Giappone tra il luglio del 2001 e il giugno del 2010.  

Fin dall’inizio, l’opera non ti accompagna in un semplice viaggio di formazione, ma in una storia segnata da un errore irreparabile. Cresciuti senza padre e distrutti dalla perdita precoce della madre, i piccoli Elric tentano l’impensabile: sfidare il tabù più grande dell’alchimia, la trasmutazione umana. Il prezzo per aver violato l’ordine naturale è devastante. Edward perde una gamba, Alphonse perde tutto il suo corpo e solo un sacrificio disperato del fratello permette a quest’ultimo di continuare a vivere, imprigionato in una massiccia armatura di metallo. Il mondo creato da Arakawa è vasto, diversificato e moralmente complesso. Man mano che Edward e Alphonse viaggiano tra le città industriali dell’Est, i villaggi devastati dall’avidità dei potenti e le regioni segnate dalla guerra, incontrano alleati e nemici destinati a restare impressi.  

C’è un elemento che colpisce immediatamente il lettore che si approccia a Fullmetal Alchemist, e che connota buona parte della serie: il viaggio. Fin dai primi capitoli conosciamo i due protagonisti mentre sono in movimento verso una destinazione ignota e con uno scopo ancora misterioso. Una partenza che l’autrice gestisce efficacemente, introducendo i due personaggi principali della sua storia attraverso lo stupore delle persone che incontrano nel villaggio in cui arrivano. 


In pochi capitoli la Arakawa svela quindi la base narrativa sulla quale poggia l’intera serie: un racconto lineare, che verrà arricchito di particolari in successivi flashback ma che all’inizio è sufficiente per dare spessore e scopo ai due protagonisti, motivando anche la loro propensione al viaggio che si connota non solo come una ricerca per recuperare i propri corpi ma che si può ampliare anche a una ricerca di sé stessi, della propria individualità, di ciò che ci rende quello che siamo. 


Il successo dell’opera è stato tale da generare due adattamenti animati. Il primo, del 2003, scelto per una narrazione più libera e distaccata dal manga, ha dato vita a un finale originale e a un’atmosfera più cupa e intimista. Ma è il secondo adattamento, Fullmetal Alchemist: Brotherhood del 2009, a rappresentare la visione più completa dell’autrice. Una serie che non si limita a seguire fedelmente il manga, ma lo esalta con una trama più ampia, un cast più sfaccettato e un crescendo narrativo che porta gli Elric a confrontarsi non solo con il proprio passato, ma con un intero sistema politico marcio, con guerre, genocidi e verità scomode.  

Brotherhood approfondisce con grande intensità il viaggio dei fratelli Elric, esplorando tematiche complesse come il senso di colpa, il valore della vita e il prezzo della conoscenza.  

Nessuno immaginava peró che questa versione sarebbe diventata così influente, ma ne è chiaro il motivo. Brotherhood è un anime capace di parlare a ragazzi, adulti e appassionati di ogni tipo, grazie a una storia profonda, intensa e costruita con grande cura. 


Il ritorno al cinema di Fullmetal Alchemist: Brotherhood è una notizia che ha subito acceso l’entusiasmo dei fan. Non si tratta solo di rivedere un anime famoso finalmente al cinema, ma di portare in sala una storia che, da anni, continua a conquistare nuove generazioni.  

Una delle ragioni per cui l’anime è ancora così attuale è la sua capacità di affrontare temi importanti senza mai diventare pesante. La serie parla di responsabilità, libertà, potere, guerra, manipolazione politica e verità. La nazione di Amestris, dove è ambientata la storia, è controllata da un governo autoritario che nasconde molti segreti. La serie mostra come il potere possa essere usato bene o male, e come le scelte dei singoli possano fare la differenza. 

Brotherhood è uno dei pochi anime che mette d’accordo quasi tutti. Chi cerca azione, chi cerca una storia ben scritta, chi cerca personaggi profondi, chi vuole riflettere e chi vuole semplicemente lasciarsi trasportare dall’avventura. Molti lo considerano un classico moderno, un titolo che ogni appassionato dovrebbe vedere almeno una volta. Il suo impatto si nota anche nel modo in cui ha influenzato altri anime successivi, sia nella cura della trama sia nella scelta di affrontare temi adulti in prodotti destinati a un pubblico ampio. E nonostante siano passati più di quindici anni, Brotherhood continua a essere discusso, analizzato, consigliato e celebrato. 

 

Che siate veterani del 2009 o nuovi spettatori curiosi, il mio consiglio è semplice: non perdete questa occasione. Non capita spesso che una serie così iconica torni sul grande schermo, soprattutto con episodi rielaborati appositamente per celebrarne i 15 anni. È un’occasione speciale, quasi irripetibile, per rivivere la tensione, l’emozione e la potenza narrativa dell’ultimo arco della storia degli Elric nella dimensione per cui merita: quella cinematografica. 




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