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Good Omens, the ineffable love

Niente dura per sempre”, è la frase che tristemente Aziraphale rivolge a Crowley nel finale della seconda stagione. E purtroppo neanche loro con la loro ironia inglese e la loro goffa umanità sono durati per sempre. 


La storia di Good Omens viene pubblicata per la prima volta nel 1990; scritto da Terry Pratchett, tristemente scomparso nel 2015, e da Neil Gaiman. 


Il romanzo ottenne un grande successo nella letteratura fantastica. Good Omens nasce come romanzo autoconclusivo, in realtà entrambi gli scrittori avevano in mente altre avventure da raccontare prima di mettere davvero un punto alla storia. Dopo la morte di Pratchett, Gaiman all’inizio si rifiutò di far diventare la loro creatura una trasposizione cinematografica, ma la lettera che Pratchett gli aveva lasciato cambiò questa decisione portando questa storia alla luce e donandogli un arco narrativo maggiore di quello che aveva già avuto. 


Ma il successo e la riuscita della serie si deve anche e soprattutto ai due attori che ne hanno preso le redini creando il giusto tono, riuscendo a convincere anche i fan più accaniti. Sin dalla sua messa in onda nel 2019 la serie ha riscontrato l’amore del pubblico lodando sin da subito l’interpretazione di David Tennant e Micheal Sheen e il mondo che sono riusciti a creare. 


La serie ha poi avuto una seconda stagione finita con molte domande, separazioni e cliffhanger. Gaiman era già con la penna in mano quando fu accusato di violenza sessuale. Molti dei progetti cinematografici legati ai suoi scritti furono cancellati ecco perché l’aver avuto un finale per questa serie può definirsi quasi un miracolo. Originariamente pensato per sei puntate, il finale è stato ridotto ad una sola puntata da 90 minuti dove con cura e delicatezza si cerca di dare un degno finale per una storia che ha toccato molti cuori. 


In 90 minuti non si può fare tutto con le giuste tempistiche che avrebbero meritato questa serie e i suoi personaggi, ma si riesce comunque a dare una degna conclusione in linea con i personaggi, spostando totalmente il focus sui due cardini della narrazione e sul vero nocciolo di questa storia: Aziraphale e Crowley. 


Good Omens unisce la penna satirica di Pratchett e la sua estrema fantasia insieme al modo di Gaiman di servirsi del bene e male estremo per raccontare l’umanità. 

Eppure, se visioniamo più attentamente l’opera e seguiamo passo passo la serie alla fine di tutto rimane soltanto l’amore. 

All’inizio Aziraphale e Crowley ci vengono presentati come un duo mal assortito, insomma sono un angelo e un demone perché dovrebbe collaborare? 

Beh, perché entrambi hanno in comune qualcosa che amano: l’umanità. 


Aziraphale e Crowley per 6000 anni non si sono limitati a nascondersi fra gli umani, ma in fondo, mentre la storia procede, vediamo che sono diventati come loro. Ecco che quando il grande piano della nascita dell’Anticristo e dell’inizio del suo regno è in atto, loro uniscono le forze per deviare questo piano. La risoluzione è un insieme di goffaggine e risate a volontà, momenti iconici e battute indimenticabili. 

Ma nel mentre vediamo il presente dei due cominciamo a vedere anche il loro passato ed è lì che la nostra percezione cambia. Capiamo molto di più delle loro azioni e soprattutto capiamo il loro rapporto. Rispettivamente Micheal Sheen per Aziraphale e David Tennant per Crowley riescono egregiamente a trasformarsi nei loro personaggi e a restituire ogni singola sfumatura di essi donando ai personaggi una vera e propria vita attraverso loro. Forse è per questo che la serie ha ricevuto così tanto amore.  



Aziraphale e Crowley sono in verità degli outsiders, coloro che si ritrovano ai margini delle narrazioni. Un angelo e un demone che sono più umani di quello che dovrebbero essere. Aziraphale è pigro, goloso, vuole la pace sì, ma vuole anche proteggere la sua di pace che implica direttamente egoismo. Crowley dovrebbe fare solo azioni cattive; eppure, Tennant riesce a portare in questo angelo caduto la sua eterna lotta fra bene e male. Crowley non è mai solo cattivo o buono, ma è estremamente umano, in continua evoluzione. Vuole vivere per conto suo infischiandosene del mondo eppure, puntualmente si ritrova al fianco di Aziraphale per salvarlo. 



Sheen e Tennant riescono a portarci magistralmente un angelo e un demone in cui vediamo ciò che sono, ma soprattutto cosa diventano, la loro trasformazione in essere umani complessi sempre fra le sfumature, mai estremizzati da un lato o dall’altro. 


In queste tre stagioni i due attori ci hanno regalato con estrema delicatezza l’umanità dei loro personaggi componendo sempre dei dialoghi estremamente profondi senza lasciare andare l’ironia che li contraddistingue, dove si sono rivelate le domande che ogni essere umano nella sua vita si pone. E allora, direte, dove sta la magia se queste domande vivono con noi? 


Proprio nel vederle esterne a noi. L’idea dell’angelo e del demone funziona perché noi in primis siamo influenzati nel vederli come due estremi, come il bene e il male assoluto, ma la vita ci insegna che gli estremi raramente esistono e che il secondo atto di una storia può farci cambiare la nostra intera prospettiva. 


E dopo aver fatto vedere la loro umanità cosa resta se non l’amore. 


E il finale si concentra su quell’importante nodo che le altre due stagioni avevano contribuito a costruire. Crowley si è già dichiarato, sappiamo cosa prova per il suo angelo e in verità la sappiamo anche di Aziraphale perché nonostante la sua ricerca costante nel fare la cosa più giusta come angelo per l’umanità, la cosa più importante per il suo cuore rimane sempre Crowley. 


L’amore che provano i due è qualcosa che Sheen e Tennant riescono a mostrare magistralmente, un po’ per la loro straordinaria amicizia e l’affetto che continua a tenerli insieme anche dietro lo schermo. Nell’addio di Crowley e Aziraphale c’è anche un po’ l’addio di David e Micheal alla serie, ai loro personaggi e al modo in cui si sono avvicinati nella vita. 



Il focus del finale si stringe su di loro, su cosa ne sarà del loro amore, che scelta faranno quando l’universo è in pericolo. L’amore lo dimostrano in ogni loro piccolo gesto e poi l’ultimo atto dove rimangono soltanto loro e la libreria in tutto l’universo. Quelle quattro mura, come la Bentley, alla fine sono la casa di entrambi e i loro posti sicuri dove essere sé stessi. 


L’apparizione di Dio è il clou della questione, tutto ciò che avevano dentro lo chiedono e se per la domanda di Crowley sul perché creare gli esseri umani e poi punirli perché sono umani non abbiamo una risposta, arriva per la domanda che fa Aziraphale per la presenza di Crowley nella sua vita. 

 

«Perché darmi Crowley? Perché completarmi per poi portarmelo via?»

La risposta di Dio è vera e spiega ad Aziraphale che quello che lui apprezza, questo grande amore, spesso molti esseri umani non se ne rendono neanche conto. 


E poi c’è la scelta: salvare sé stessi oppure scegliere l’umanità e dare loro davvero la libertà. Crowley e Aziraphale scelgono e in quella scelta vediamo ognuna delle emozioni che provano, quel loro addio così goffo, che sembra incompleto, eppure è da loro, è esattamente come dovrebbe essere. 



Il nostro angelo e il nostro demone sono scomparsi nel nulla come se non fossero mai esistiti perché tutto è stato cancellato dal libro della vita. Eppure, un’infinità di tempo dopo un uomo entra in una libreria e lì come per magia tutto ricomincia, non nel modo in cui li abbiamo conosciuti, ma riusciamo a scorgere ciò che è stato proprio perché niente si dissolve davvero e in un briciolo dell’anima di quei due uomini che in un giorno qualsiasi si sono innamorati di fronte ad una libreria c’è la storia d’amore di un angelo e un demone lunga 6000 anni. 


Non è perfetto, non sono le versioni che abbiamo accompagnato ad avere il lieto fine; eppure, per ciò che ci è stato tolto qualcosa ci è stato dato, un finale dolceamaro dove un usignolo ha cantato.


Sullo sfondo di quello che è il primo appuntamento dei due al ristorante c’è un quadro che raffigura Terry Pratchett quasi li stesse guardando anche lui. 



Sui titoli di coda poi ci compaiono scene diverse in cui la costante rimangono loro, Crowley e Aziraphale che si scelgono e si amano in ogni universo e allora la chiave della storia è chiara, il nocciolo di tutto alla fine è sempre stato l’amore e come decidiamo di viverlo, l’abbiamo soltanto visto da un’altra prospettiva in due esseri che non dovrebbero comprenderlo come noi, ma che alla fine l’hanno scelto esattamente come due esseri umani. 




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