La genesi di un autore: La profezia dell’armadillo
- Carlo Lacagnina

- 6 giorni fa
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Si chiama profezia dell’armadillo qualsiasi previsione ottimistica fondata su elementi soggettivi e irrazionali spacciati per logici e oggettivi, destinata ad alimentare delusione, frustrazione e rimpianti, nei secoli dei secoli. Amen.
Molte volte ci chiudiamo in noi stessi, nelle nostre paranoie, ansie e pensieri. Diamo vita a una serie di monologhi interiori, nei quali analizziamo le situazioni che ci si parano davanti. Questo flusso di pensieri viene identificato come la nostra “voce interna”, un’incarnazione del nostro vero io che dialoga costantemente con noi. Zerocalcare decide di dare una voce, una personalità e un’immagine a quei dialoghi silenziosi, chiusi nelle quattro mura del nostro cranio.
Nasce così l’Armadillo, personaggio simbolo della produzione del fumettista di Rebibbia, il quale lo accompagnerà in ogni opera, sia letteraria che visuale.
La figura di Zerocalcare è diventata un punto di riferimento per i lettori di ogni età, capace di incanalare le preoccupazioni di due generazioni: la sua, quella degli anni 80 e 90 costretta a confrontarsi con un mondo in rapido cambiamento e con un mondo del lavoro sempre più cattivo, con la digitalizzazione che bussa alle porte; e la nostra, quella dell’era dell’informazione e di internet, che in quel mondo ormai digitalizzato e “marcio” ci è nata e cresciuta e non conosce vita al di fuori di essa.
Potrei elogiare la sua genialità, e sarei comunque abbastanza esaustivo, ma ci tengo ad analizzare le sue unicità. Il tratto di Michele (vero nome di Zerocalcare) è sporco, rozzo, stilizzato, mai pienamente studiato, ma funziona da cifra stilistica, rende il disegno un personaggio della storia. Non solo il tratto è unico ma anche il suo modo di scrivere i dialoghi, in romanesco e molto sboccati, i quali ci riportano ad una realtà spesso crudele e non idealizzata. Persino il mondo immaginario di Zero ci affascina con personaggi antropomorfi, da Cinghiale ad Amico Supplì. Un mondo dove Rebibbia diventa il centro stesso dell’universo, quello di Zerocalcare.
La profezia dell’armadillo è la prima graphic novel pubblicata da Zerocalcare sotto l’ala di Bao Publishing. Era il lontano 2011 e Zero era principalmente conosciuto per i fumetti pubblicati sul suo blog ogni lunedì. In queste brevi opere, paragonabili a una striscia comica, l’autore si dilettava a raccontare la sua ordinaria vita di tutti i giorni, le ansie quotidiane e le sue abitudini strampalate, inserendo divagazioni sulla vita o semplici digressioni comiche con riferimenti più disparati alla cultura pop. E questo primo lavoro non è tanto distante da quelle origini.
Avremo infatti una storia verticale, incentrata sul rapporto tra Zero e Camille, sua amica sin dall’adolescenza, ma soprattutto sulla dipartita di quest’ultima, fulcro centrale delle riflessioni di Zero all’interno del fumetto. Al contempo il libro si compone di tanti episodi tratti dal passato del protagonista e dai suoi “accolli” giornalieri. La profezia dell’armadillo però non si identifica solo come un fumetto sulla morte, ma bensì sulla genesi di quel linguaggio che ha stregato tutt'Italia.
La prima serie animata diretta e scritta da Zerocalcare, Strappare lungo i bordi (Netflix, 2021), mi ha fatto piangere e mi ha fatto scoprire un mondo nuovo, che non ero sicuro mi appartenesse. La sua ultima serie, Due Spicci (Netflix, 2026), mi ha restituito quella voglia di leggere le storie calcaree, ripercorrendo tutta la sua narrativa a fumetti, per quanto frammentata in due lati ben distinti: lo Zero introspettivo che analizza il suo vissuto, passato e presente (Dimentica il mio nome – 2014; Scheletri – 2020; Quando muori resta a me - 2024); e un lato molto più impegnato politicamente, in cui parla di temi per lui più di rilievo, anche grazie alla collaborazione con la rivista Internazionale (Kobane Calling – 2016; No Sleep Till Shengal – 2022; Nel nido dei serpenti - 2025).
Vi consiglio di immergervi nell’universo di Zerocalcare, perché attraverso le sue storie è facile ritrovare qualcosa di noi stessi. I suoi dubbi, le sue paure e le sue contraddizioni parlano direttamente a noi, ricordandoci che molte delle esperienze che crediamo unicamente nostre sono in realtà condivise.
Condividiamo uno spazio, un mondo. La sua vita è la nostra vita.



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