Questa fame che non smette mai, un viaggio fatto di storie
- Syria Assenza

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min

Che cos’è un viaggio?
Se andiamo a vedere la definizione, ci suggerisce lo spostarsi da un luogo ad un altro; eppure un viaggio è tutt’altro che un semplice spostamento.
Lorenzo Prattico di viaggi ne ha fatti un bel po’ ed è esattamente con quell’esperienza e con quelle sensazioni che ha dato vita a Questa fame che non smette mai.
Nel mondo dell’editoria moderna ci sono state delle lamentele sui libri scritti da “influencer”, ma questo non è assolutamente il caso; primo perché Lorenzo nasce come un giornalista poi emigrato sui social parlando di cibo continuando però a scrivere articoli e anche perché se si ha dimestichezza con i suoi video si può già apprendere la sua natura da scrittore.
Le parole sono un mezzo potente in grado di farci provare cose che forse la tecnologia di oggi potrebbe rendere più semplici la creazione, ma non la risoluzione.
Questo viaggio letterario comincia con un narratore che non ha ancora capito di essere il protagonista.
“Con gli occhi sapevo distinguere la bellezza nel mondo intorno a me, senza percepirla come tale: la subivo senza avvertirla.”
Così ci fa entrare nel suo mondo attraverso una piccola finestrella su una stanza poco illuminata, non perché ci stia raccontando poco, ma perché quel mondo interno non gli è ancora chiaro.
Viaggio dopo viaggio questo cambia e, a mano a mano, sulla pagina quella stanza si fa più grande e illuminata e riusciamo a sbirciare meglio.
Lorenzo non vi racconta quello che potreste vedere sui social, è lì per raccontarci delle storie comuni, storie di persone esattamente come noi e in cui possiamo specchiarci. Sì, perché alla fine non importa quanto lontano si va, se non si parla la stessa lingua, se non si è vissuto allo stesso modo, il racconto ti porta sempre alla comprensione e a riconoscersi in occhi lontani dai nostri, ma non per questo diversi.
A legare ogni storia poi c’è il cibo, il ponte che mette in contatto il narratore con chiunque incontri nel suo cammino. Chi segue anche i video online di Lorenzo sa già che anche quando ti fa vedere la differenza tra i vari tipi di sofficini, in verità sta raccontando altro. Ed ecco che dietro ad ogni ingrediente c’è una storia fatta di persone, delle loro vite, dei loro sacrifici e dei loro sogni e della nostra storia comune.
“E così ogni innovazione vive solo di due momenti: quella in cui è prematura e quello in cui è data per scontata. Ma rimane. […] Anche da scontata, rimane. Diventa parte delle innovazioni successive, le modella. Ed è così che nessuna scoperta, anche quella sbagliata, soprattutto quella, muore davvero. Da sempre ereditiamo e offriamo in sacrificio sogni, passo dopo passo lungo percorsi che lasceremo a metà.“
Il nostro mondo spesso va così veloce che smettiamo di chiederci delle persone dietro le cose, di tutto ciò che ci circonda. Quasi lo dessimo per scontato, senza accorgerci dei meccanismi che lo mettono in moto. Avvolti in un velo di nebbia.
“Il mondo nasce per esistere. Siamo noi a trasformarlo in paesaggio, nel momento in cui arriviamo in un paese lontano e possiamo abitarlo senza appartenergli, abbastanza lontani da osservarlo. Turisti.”
Questo passo non è tratto dal libro, ma di uno degli articoli che ogni settimana Lorenzo scrive su Substack. Mi sembrava però interconnesso al discorso preso prima. Siamo ancora capaci di meravigliarci del mondo? Dipende sempre dallo sguardo ed ecco che cambiando prospettiva scopriamo sfumature di colori di cui non eravamo a conoscenza e, allora, anche quella che chiamiamo casa può essere un viaggio.
Le pagine del romanzo non sono intrise di sogni idilliaci appositamente impacchettati, ma più da vite quotidiane guardate con lo sguardo di chi è genuinamente interessato a conoscere il mondo o meglio le persone che lo abitano. Dall’esterno ogni storia quotidiana può sembrare banale, forse perché siamo abituati ad attribuire l’aggettivo “straordinario” in maniera errata. È il modo in cui viene osservata quella normalità a renderla speciale. Anche se a volte il mondo intorno a noi ci fa sembrare l’essere speciale come qualcosa di irraggiungibile.
Viviamo in un mondo dove algoritmi e numeri dettano il nostro tempo quanto i nostri bisogni, ma è quando li ignoriamo che riusciamo a vedere quella bellezza che a volte ci passa davanti senza che noi la attenzioniamo, anche se costretti.
“Ma perché deve decidere la gente! […] L’unico potere che è rimasto alle persone è scegliere come passare il proprio tempo! Abbiamo fatto diventare l’arte intrattenimento e cantanti, pittori e registi le nostre puttane, quindi grazie davvero se mi entri in camera a parlarmi di sogni e cazzate motivazionali, ma cosa scrivo a fare se è la gente a dettarmi le parole? […] Come ci vivo con i miei sogni se vengono scartati da ogni editore? Chi mi paga per le mie idee se ogni cosa che metto giù la devo scrivere in funzione dei gusti del mio vicino di casa, che magari è un coglione ma saranno i suoi soldi a farmi fare la spesa questo mese?”
Quello che Lorenzo dipinge in queste pagine non è un viaggio geografico e neanche culinario, o meglio, non come potremmo immaginarlo. Dipinge un viaggio fatto di storie che il narratore mette insieme come un puzzle; magari non avrà un disegno lineare, ma ogni pezzo avrà il suo perfetto incastro. Un viaggio non attraverso i luoghi, ma attraverso le vite di chi quei luoghi li abita, attraverso i gusti che si legano emotivamente alla nostra vita e soprattutto un viaggio alla ricerca di noi stessi.
“Il momento in cui scopri la strada tua, è quando ti scopri innamorato di qualcosa che in realtà hai già dentro e in quel momento è una rivelazione.” Ha risposto Lorenzo in un video alla domanda: ma tu perché sei così innamorato del cibo?
“Credo di aver imparato qualcosa da queste pagine e da questi viaggi, e lo metto qui sperando che possa aiutarti: ognuno di noi porta già dentro di sé la formula per decifrare il mondo. Trova la tua. La mia era nascosta nella parte più segreta della mia anima, un luogo dove non ero mai stato. Ed è là che ho trovato il nome della fame che avevo dentro. Il cibo è la mia chiave per conoscere e raccontare una persona, una città, una cultura, attraverso il cibo scopro le idee, i sentimenti, le lotte di chi ha messo quel piatto in tavola. È l’unico modo che ho per conoscere davvero qualcuno e l’unica cosa che in quegli anni da scappato di casa mi ha distratto dai pensieri suicidi. Non è mai solo quello che si mangia, ma chi l’ha preparato e perché. Ci nutriamo di storie, ogni giorno. Prenditi cura della tua.”
Non potrei aggiungere niente di tanto profondo e poetico a queste parole che hanno già la loro perfetta melodia. Lorenzo, presentando questo libro sui suoi canali, ha detto che era una vita che voleva fare lo scrittore e, da eterna affamata di storie, mi auguro non smetta mai.



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