Non è solo una storia d’amore: il potere del romance
- Giorgia Sulfaro

- 10 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Il romance è ovunque. Sugli scaffali delle librerie, nelle classifiche streaming, nei feed di TikTok, nelle fanfiction diventate bestseller. Eppure continua a essere trattato come il parente imbarazzante della narrativa: amatissimo dal pubblico, sottovalutato dalla critica.
Partiamo da qui: il romance non è un genere unico, ma un universo ramificato. C’è il contemporary romance, che racconta relazioni nel presente, spesso legate a temi come lavoro, identità, traumi emotivi. Il romance storico, dove l’amore diventa una lente per osservare epoche e ruoli sociali. Il fantasy romance e il paranormal, che mescolano desiderio, potere e mondi altri. Il dark romance, che esplora zone d’ombra, dinamiche tossiche e conflitti morali (non senza polemiche). Il young adult romance, più emotivo che esplicito, ma centrale nella formazione di un immaginario sentimentale collettivo. Ogni sottogenere risponde a bisogni diversi, e ridurli tutti a “storie d’amore leggere” è un errore di prospettiva.
Poi ci sono i tropes, i mattoncini narrativi che il romance usa con consapevolezza quasi metanarrativa: tra i più popolari enemies to lovers, friends to lovers, fake dating, second chance, one bed only. Non sono cliché ma rituali narrativi. Il lettore sa cosa aspettarsi, ma torna per vedere come quella dinamica verrà reinventata. È comfort reading, sì, ma anche un esercizio di variazione infinita sul tema delle relazioni umane.
La popolarità del romance oggi è inseparabile dai social. BookTok ha completamente ribaltato le gerarchie editoriali: romanzi ignorati per anni diventano bestseller grazie a video emotivi, lacrime, frasi sottolineate, reazioni viscerali. Qui il romance funziona perché è esperienziale: non si vende la trama, si vende la sensazione. In un’epoca iper-razionale e performativa, il romance rivendica il diritto di sentire troppo.
E arriviamo al nodo più controverso: le scene erotiche. La presenza di sesso esplicito ha contribuito più di ogni altra cosa alla svalutazione del genere. Come se il desiderio, soprattutto quello raccontato da e per uno sguardo femminile, rendesse un’opera automaticamente meno “letteraria”. Un pregiudizio antico, che confonde il contenuto con la qualità. L’erotismo nel romance non è solo provocazione: è spesso uno strumento narrativo che serve a mostrare vulnerabilità, squilibri di potere, intimità emotiva. Non è diverso dalla violenza nei thriller o dalla morte nei drammi: è una componente tematica.
Il punto è questo: il romance parla di relazioni, e le relazioni sono materia complessa. Raccontano il modo in cui amiamo, ci leghiamo, ci feriamo, ci trasformiamo. Parlano di consenso, comunicazione, identità, aspettative sociali. Liquidare il romance come genere di serie B significa ignorare quanto sia centrale nella costruzione dell’immaginario collettivo, soprattutto per le nuove generazioni.
Forse il problema non è il romance. Forse è il fatto che prenda sul serio emozioni che per troppo tempo sono state considerate “minori”. Ma la verità è semplice e un po’ scomoda: un genere che muove milioni di lettori, crea comunità globali e influenza il mercato culturale non è marginale.
LO SGUARDO: IL FEMALE GAZE Il romance è spesso raccontato da uno sguardo femminile. Il female gaze non riguarda solo chi guarda, ma come si guarda: attenzione all’emotività, al consenso, alla reciprocità, al dettaglio intimo più che allo spettacolo del corpo.
A differenza dello sguardo maschile tradizionale, che tende a oggettivare, il romance costruisce soggettività. I personaggi sono come esperienze da vivere, ed è anche per questo che il genere è stato a lungo svalutato: perché mette al centro emozioni, vulnerabilità e desiderio femminile, elementi storicamente considerati “poco universali”, quando in realtà sono profondamente umani.
ROMANCE E RAPPRESENTAZIONE Negli ultimi anni il romance è diventato uno dei generi più attenti alla rappresentazione. Non perfetto, non uniforme, ma in movimento. Coppie queer, protagonisti non bianchi, corpi non conformi, persone con disabilità o neurodivergenze trovano sempre più spazio in storie d’amore che non chiedono di essere giustificate.
Il punto non è solo “esserci”, ma essere desiderati, amati, scelti. In un immaginario culturale che per decenni ha raccontato l’amore come privilegio di pochi, il romance sta riscrivendo le regole dell’accesso alla felicità narrativa. E lo fa spesso prima di altri generi considerati più “alti”, dimostrando una capacità di adattamento e ascolto rara.
ROMANCE COME RISPOSTA A UN MONDO INSTABILE Non è un caso se il romance vive una nuova età dell’oro in un periodo storico segnato da precarietà, crisi globali e instabilità emotiva. In un mondo che promette poco e toglie molto, il romance offre una struttura: il conflitto esiste ma non è fine a se stesso, è caratterizzato dalla narrative hope, ossia la possibilità che la connessione umana sia ancora un’ancora di salvezza. Leggere romance oggi significa concedersi uno spazio in cui l’intimità è possibile, il dolore non è l’unica opzione e la vulnerabilità non viene punita.
FANTASIA ≠ ENDORSEMENT: IL DIRITTO DI ESPLORARE Uno dei punti più fraintesi riguarda soprattutto il dark romance e le scene erotiche esplicite. Raccontare dinamiche problematiche non equivale a giustificarle. La narrativa, da sempre, esplora zone d’ombra per comprenderle, non per legittimarle. Il romance non è un manuale di comportamento, ma uno spazio simbolico in cui il desiderio, anche quando è contraddittorio o disturbante, può essere messo in scena e interrogato. Negare questa possibilità significa ridurre la narrativa a morale spicciola.
Il lettore sa distinguere tra fantasia e realtà molto meglio di quanto spesso gli venga riconosciuto.
PERCHÉ IL ROMANCE CONTA (PIÙ DI QUANTO SI VOGLIA AMMETTERE) Il romance non è un genere minore. La sua forza sta proprio nella capacità di parlare di emozioni, di mettere il corpo e il sentimento al centro senza vergogna. In un panorama culturale che premia il cinismo e diffida della tenerezza, il romance continua a raccontare l’intimità come valore. Non ignora il conflitto, ma rifiuta l’idea che il dolore sia l’unica forma di profondità possibile. E mentre viene spesso ridotto a intrattenimento leggero o a prodotto commerciale, dimostra di essere uno dei generi più reattivi, inclusivi e consapevoli del nostro tempo.
Che si tratti di storie dolci, drammatiche, erotiche o oscure, il romance non chiede di essere preso alla lettera, ma sul serio. Perché raccontare l’amore — nelle sue forme imperfette, intense, contraddittorie — non è una fuga dalla realtà. È un modo per restarci dentro, con più strumenti, più immaginazione e, forse, un po’ più di speranza.
E se oggi il romance parla a milioni di persone, non è perché promette sogni facili, ma perché riconosce una verità semplice e potentissima: in un mondo instabile, desiderare connessione non è debolezza.



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