ONE-HIT WONDERS: un grande e unico successo
- Giulia Rizzo

- 17 set 2025
- Tempo di lettura: 3 min
One-hit wonders: è così che vengono definite quelle canzoni talmente potenti da diventare delle hit mondiali, ma destinate a essere l’unico prodotto di successo dell'artista che le crea.
Questo fenomeno caratterizza il mondo musicale nel tempo e secondo modalità diverse.
Tra anni ‘70 e ‘80 brani come Born to be alive (Belen Thomas e Patrick Hernandez) , Dancing in the moonlight (Toploader), Video killed the radio star (The Buggles) o You spin me round (Dead or Alive), Live is life (Opus), Don’t worry be happy (Bobby McFerrin), si diffondono grazie a radio e programmi televisivi per fare il giro del mondo. Ma il loro vero successo viene decretato al di fuori dei programmi media, con i loro ritmi travolgenti vengono utilizzate in serate disco, ascoltati in walkman e cassette per attraversare gli anni e rimanere simbolo indiscusso anche dopo diverse generazioni.
È curioso il modo in cui vengono riutilizzate e riadattate al presente. Kung fu fighting (Carl Douglas) diventa colonna sonora del cartone lungometraggio Kung fu panda, cosi come Funkytown (Lips Inc.) utilizzata in Shrek 2. Take on me presa in prestito dalla Nintendo per il celebre gioco Just Dance in modo tale da continuare a fare ballare le persone sulle sue note travolgenti. Somebody’s watching me (Rickwell) è riandata virale negli ultimi mesi grazie alla app social Tik Tok per cui si caratterizza come trend del momento. È chiaro che le caratteristiche che le hanno portate in auge la prima volta continuano a colpire il pubblico sempre alla stessa maniera.
Negli anni ‘90 si affaccia la Macarena (Los del río) destinata a diventare il ballo di gruppo piú diffuso in tutto il mondo. Nel frattempo il canale musicale Mtv, nato alla fine degli anni ‘80 inizia a farsi strada e lanciare hit come: Ice ice baby (Vanilla Ice). Si diffondono anche What is love (Haddaway) e Lemon tree (Fools Garden), questo perché il fenomeno one-hit wonders non è legato a un solo genere, e lo si vedrà ancora di più negli anni 2000.
La nascita di YouTube fa si che le persone possano tranquillamente e gratuitamente pubblicare video online in totale autonomia. Diventa sempre più facile poter lanciare una canzone su mercato. Basta caricare il file video e il pubblico fa la magia. Dal web sono state lanciate molte carriere, come quella di Justin Bieber ad esempio, per altri molti però si riduce a un singolo caso: Bad day (Daniel Powter), Turn me on (Alison Hinds e Kevin Lyttle), A Thousand miles (Vanessa Carlton) che continuano ad accumulare ascolti tramite piattaforme streaming. Teenage dirtbag (Wheatus) riutilizzata in concerto dagli One Direction o Beggin (Madcon) riadatta in cover rock dai Maneskin, anche se in realtà la prima versione è quella del gruppo The Four Seasons degli anni Sessanta. Chasing cars (Snow Patrol) colonna sonora di film e serie TV, in momenti spesso drammatici, come ad esempio in Grey’s Anatomy.
Nella decade del 2010 si diffonde la piattaforma streaming Spotify e diventa possibile fare un’esperienza sempre più personale dell’ascolto di musica. Tra tutte però spiccano: Let her go (Passenger), I love it (Icona Pop), Dynamite (Taio Cruz), Riptide (Vance Joy), Pompeii (Bastille), si aggiudicano il primato Call me maybe e Somebody that I used to know. Potentissime e rivoluzionarie al punto che sembra quasi impossibile che Carly Rae Jepsen e Gotye non siano esplosi con almeno un’altra canzone, anche solo cavalcando l’onda creata dal primo successo. Sempre tra You Tube e televisione i video continuano a essere pompati tramite algoritmo e classifiche di giornata.
Arrivati nel 2020 le pubblicazioni sono ormai all’ordine del giorno, non si contano più gli artisti o pseudoartisti che pubblicano i loro contenuti su Youtube o Spotify, ma in un mercato così grande risulta difficile emergere. Ognuno può conquistare i suoi 15 minuti di fama (alla Warhol) ma bisogna ottenere molto di più per poter restare in vetta. Quindi nonostante sia un fenomeno che si estende e persiste nel tempo, le motivazioni che lo sostengono sono del tutto opposte: se prima si faceva fatica a ottenere degli agganci, ad oggi è talmente facile che nel vasto mare delle offerte si fa fatica poi ad emergere.


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