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POOR THINGS: la rinascita che manda in frantumi ogni convenzione 

Aggiornamento: 10 dic 2025


In un’epoca in cui l’autodeterminazione femminile è ancora oggetto di negoziazione e di controllo – nei tribunali, nei Parlamenti, nei media, dal diritto all'aborto alle aspettative sociali sul comportamento “appropriato” – Poor Things (2023) arriva come un cortocircuito culturale. Non educa, non persuade, non cerca di conciliare: sovverte. Il film diretto da Yorgos Lanthimos (dall'omonimo romanzo del 1992 di Alasdair Gray) offre una contro-narrazione potente: una donna che non nasce libera, ma si libera, senza chiedere il permesso. 


Si tratta dell'incredibile storia e della fantastica evoluzione di Bella Baxter (Emma Stone), una giovane donna che, dopo essersi misteriosamente suicidata gettandosi da un ponte, viene trovata e riportata in vita dal brillante ed eterodosso scienziato Dr. Godwin Baxter (Willem Dafoe), trapiantandole il cervello del feto ancora vivo di cui la donna era incinta.  

Bella, già cresciuta e splendida nell’aspetto, evolve rapidamente anche nelle facoltà mentali, imparando a camminare, a parlare e, soprattutto, a desiderare. A nulla serve, a questo punto, il tentativo del suo creatore di fermarla: God le ha dato la vita e, con essa, il libero arbitrio. 


Non c'è termine più adatto di “crescita” per descrivere l'evoluzione di Bella Baxter.  La sua mente, ricreata da zero, cresce senza i filtri dell’educazione patriarcale, senza l'interiorizzazione del senso di colpa, della vergogna, della deferenza; è, dunque, al di là del genere stesso così come lo intendiamo culturalmente.  


La donna-bambina va alla scoperta del mondo con uno sguardo nuovo, affamato, primordiale, che non ha memoria delle regole e dei pregiudizi che muovono la società, non conosce la vergogna ma solo la curiosità. Sperimenterà quanto il suo comportamento sia contrario alla norma. 


Proprio come un bambino che muove i primi passi nel mondo, vediamo le funzioni cognitive e comportamentali della giovane svilupparsi man mano che inizia a interfacciarsi prima con la realtà domestica e poi con il mondo esterno. 

Tuttavia, nei comportamenti della donna-bambina c'è qualcosa di strano agli occhi dello spettatore. Il neonato, nell'immaginario comune, è sempre legato all'innocenza e alla purezza, mentre la crescita di Bella sembra fortemente segnata dalla sfera sessuale e dalla scoperta del piacere


Nel corso della sua crescita personale, così come della sua emancipazione, entrerà in contatto con diversi uomini, ognuno dei quali, rappresentante di uno specifico archetipo maschile, la influenzerà e si rivelerà decisivo per il suo percorso evolutivo; la ribellione di Bella, dunque, non crea solo una nuova figura femminile. Fa crollare l’idea stessa di mascolinità dominante, mettendola in crisi e portando all’impossibilità del dominio. 


Gli uomini attorno a lei incarnano funzioni narrative ben note: il padre, lo scienziato, l’amante, il marito. Ma uno dopo l’altro falliscono nel ridurre Bella a un ruolo, un semplice oggetto da usare a loro piacimento. Godwin Baxter la “crea” per salvarla, divenendone una sorta di padre, ma il suo atto si ritorce contro di lui: rendendosi conto che la sua innocenza la rende vulnerabile, cerca di metterle un freno e le offre la prospettiva di un fidanzamento con un suo studente, ma Bella decide di partire alla scoperta del mondo; e God, che crede nel libero arbitrio, la lascia andare. 


Max McCandles (Ramy Youssef) è il giovane assistente del dottor Godwin. Assunto inizialmente dallo scienziato per assistere la crescita della protagonista e successivamente suo promesso sposo prima che lei fugga con Duncan Wedderburn, Max è sempre stato sinceramente innamorato di Bella. 


Il primo punto di svolta avviene con l'approdo della protagonista in società, le immagini in bianco e nero si tingono così di colori vividi, segnalando il nuovo orizzonte cognitivo intrapreso; ciò avviene con Duncan Wedderburn (Mark Ruffalo), l'avvocato chiamato da Godwin a redigere l'accordo prematrimoniale tra Bella e Max: egli rappresenta il passaggio della protagonista dall'infanzia all'adolescenza, entra nella sua vita proprio quando ha iniziato a conoscere i suoi istinti sessuali primordiali. 

Wedderburn la desidera ardentemente e cerca di tenerla sotto il suo controllo, ma sarà lui a finire sedotto e abbandonato.  


Altra figura maschile cruciale è quella del marito: Bella, prima di essere resuscitata dal Dr. Godwin, era una persona molto diversa, si chiamava Victoria ed era sposata con Sir Alfred Blessington (Christopher Abbott). Quest'ultimo, grazie a Duncan Wedderburn, scopre che la moglie defunta in realtà è ancora viva. Egli è l'epitome definitiva della mascolinità tossica, rappresenta la figura del maschio prevaricatore che reprime, fisicamente e psicologicamente, l'umanità e i desideri della donna: infatti, pianifica di privarla chirurgicamente della sua femminilità, atto che non gli riuscirà perché Bella riuscirà a prevaricare su di lui. 


Bella non è mai gelosa e non capisce la cultura del possesso; infatti, l'unica cosa che la fa arrabbiare è quando qualcuno cerca di limitare la sua libertà. Non è mai passiva. Sa dire “no” se qualcosa non le piace e sa dire “sì” a tutto ciò che desidera. È una donna che non ha bisogno di chiedere, ma che ottiene ciò che vuole con la sua caparbietà. 

La capacità di sviluppare l'autonomia di pensiero è la propensione a non obbedire ad alcuna legge che non sia l'ascolto di sé. Ottenere il rispetto degli uomini significa non curarsi di ciò che pensano. In questo senso, il film compie un gesto foucaultiano: non mostra l’emancipazione come fuga dal potere, ma come riappropriazione del proprio volere. Bella non distrugge il maschile: lo disinnesca


In Poor Things corpo e mente, desiderio e intelletto, amore e autonomia non sono più in opposizione. Bella pensa, gode, viaggia, studia, sceglie, trova affascinante essere VIVA. In lei non c’è tensione, ma integrazione. Il piacere non è l’ostacolo della sua crescita: è il suo linguaggio. Questo è ciò che rende Bella intollerabile per il mondo in cui si muove: non è leggibile perché non è conforme. È il punto cieco del discorso patriarcale: non può essere spiegata, solo seguita.  


Perché Poor Things è un film da celebrare ancora oggi? 

Poor Things rappresenta un gesto di disobbedienza formale e sostanziale. Il film riflette su come le identità vengano costruite socialmente e su come l’atto di liberarsene sia una forma di rivoluzione personale e politica. In particolare, la rappresentazione esplicita del piacere femminile non è mai gratuita, ma un manifesto contro la repressione culturale che ancora persiste. 

Bella non ci dice cosa dobbiamo essere. Ci mostra cosa può accadere quando smettiamo di credere che un solo modo di esistere sia possibile. 


Poor Things non emancipa la donna: la lascia ricostruirsi da zero. E in questa ricostruzione, libera da ogni educazione sociale, crollano i ruoli di genere così come li conosciamo. 

Li riscrive non attraverso la teoria, ma con una messa in scena radicale: una donna che pensa come vuole, si veste come vuole e smette di cercare approvazione. E questo è rivoluzionario


Ecco perché, ancora oggi – e forse più che mai – Poor Things è un film da celebrare. 

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