Riepilogando Sanremo...!
- Paola Arcifa

- 6 mar
- Tempo di lettura: 5 min

Eh sì, è già passata quasi una settimana dalla finale del Festival di Sanremo 2026, eppure sembra ancora di sentirne l’eco.
Infatti, nonostante i riflettori del Teatro Ariston si siano spenti, il dibattito resta acceso: continua nelle playlist, nei reel, nelle chiacchiere al bar, le canzoni che canticchiamo senza accorgercene e nelle polemiche che non si spengono (quest’anno dovute soprattutto al vincitore dell’edizione).
Ma ritornando al 24 febbraio, com’è iniziato e cosa è successo durante il Festival?
La kermesse si apre con Carlo Conti, conduttore e direttore artistico di questa 76esima edizione, che saluta il pubblico e fin da subito (come era già stato anticipato) rende omaggio a uno dei padri del festival, Pippo Baudo, facendo “presentare” a lui la seconda conduttrice e compagna di viaggio di Carlo in tutte le serate, Laura Pausini.
Poi, tutti i 30 Big si esibiscono, in fila, uno dopo l’altro. Il livello musicale? A un primo ascolto le canzoni che personalmente mi hanno subito catturata sono state “Che Fastidio!” di Ditonellapiaga, “TU MI PIACI TANTO” di Sayf, “Prima che” di Nayt, “Sei tu” di Levante e i brani dei ‘figli di…’, ossia “Uomo che cade” di TrediciPietro (nome d’arte di Pietro Morandi, figlio di Gianni Morandi) e “Poesie clandestine” di LDA e Aka7even (rispettivamente, Luca D’Alessio, figlio di Gigi D’Alessio, e Luca Marzano).
Per il resto, il livello di apprezzamento rimane nella media, né canzoni troppo strepitose né il male assoluto, rivalutando successivamente i pezzi di Fulminacci (Stupida sfortuna) e di Bambole di Pezza (Resta con me). Sorprende anche il duo Maria Antonietta e Colombre con “La felicità e basta”.
Le successive serate si sono susseguite come da programma: metà dei Big a rotazione e le esibizioni dei cantanti della categoria Nuove Proposte, con successiva proclamazione del vincitore. A spuntarla è stato Nicolò Filippucci con la sua “Laguna”, un pezzo che galleggia bene tra il pop moderno e il classicismo, arrivato in finale contro Angelica Bove con “Mattone”; la sua è stata una vittoria che sa di riscatto, arrivata dopo il percorso ad Amici e costruita su una vocalità solida. Dall'altra parte, Angelica non è rimasta a guardare: pur cedendo il passo nel verdetto finale, ha fatto "en plein" di critica portandosi a casa sia il Premio Mia Martini che il Premio Lucio Dalla.
Oltre ai due finalisti di cui abbiamo parlato, le altre due giovani proposte arrivate sul palco dell’Ariston sono state: Mazzariello, il quale si è presentato con il brano “Manifestazione d'amore”, e il trio formato da Blind, El Ma e Soniko, una collaborazione inaspettata che ha portato sul palco “Nei miei DM”.
Se non fosse stato per questo piccolo intermezzo, le serate del 25 e del 26 si sarebbe svolte in quasi assoluta piattezza, dati i pochi fuoriprogramma (si ringrazia la leggerezza di Lillo e le due battute che hanno permesso di fare a Pilar Fogliati) e l’impostazione così formale della gara da risultare noiosa. E no, non si parla di voler avere il “trash” ad ogni costo, arrivare alle due di notte con ancora metà gara in corso o gli imprevisti non così tanto imprevisti, ma di piattezza emotiva e poco coinvolgimento o carisma, che magari poteva essere percepito dalle persone in teatro, ma non dal pubblico da casa (o almeno così è sembrato a me).
Bisogna, però, essere onesti: la quarta serata, LA serata per eccezione, ossia quella delle cover, è riuscita a regalarci delle chicche assurde e vedere i Big reinterpretare i classici della musica ha ridato vita al palco del Festival… è stato difficile scegliere quale mettere tra le preferite!
Si è passati dal tuffo nell'infanzia con Elettra Lamborghini e le Las Ketchup, che tra sorrisi e coreografie da spiaggia hanno trasformato l’Ariston in un villaggio vacanze anni 2000 sulle note di "Aserejé", al punk-pop nostalgico delle Bambole di Pezza con Cristina D’Avena con “Occhi di Gatto”, che hanno saputo dare una bella scossa con la loro carica.
Mentre Sayf, Mario Biondi e Alex Britti servivano su un piatto gourmet “Hit the Road Jack” (e l’ormai motto L’orchestra suona, il mondo affonda…Where is my tromba?), il duetto tra Leo Gassmann e Aiello ci ha fatto davvero emozionare con “Era già tutto previsto” di Riccardo Cocciante; poi l’inedita e magnetica complicità tra Fulminacci e Francesca Fagnani in una versione invertita di “Parole, parole”. E, non meno degne, l’esibizione saffica di Levante e Gaia sulle note di “I maschi” con il bacio scagionato dalle accuse di censura e il duetto di TrediciPietro e Gianni Morandi con “Vita”, un incontro tra due generazioni.
Vincono Ditonellapiaga e TonyPitony con “The Lady is a Tramp”, i quali ci hanno regalato un’esibizione ironica e da varietà, tra scenette e riferimenti alla tradizione musicale, una versione teatrale e swing del brano reso celebre da Frank Sinatra.
È stata l'unica sera in cui l'atmosfera non è stata "calante", ma elettrica, in cui LA musica è riuscita finalmente a emergere, a coinvolgerci ed emozionarci.
E così, siamo arrivati all'atto finale. La serata di sabato non è stata solo la conclusione di una maratona canora, ma un vero e proprio passaggio di consegne che ha segnato la fine dell'era Conti (bis) e l'inizio di quella che molti già chiamano la "rivoluzione scugnizza" della Rai: il conduttore, infatti, ha ufficialmente passato lo scettro a Stefano De Martino.
Ma il vero terremoto è avvenuto alla proclamazione del vincitore; infatti, contro ogni previsione, a sollevare il leoncino d'oro è stato Sal Da Vinci con la sua “Per sempre sì”, riuscendo a scavalcare Sayf (favorito dal tevevoto), classificatosi secondo, e Ditonellapiaga, arrivata terza. Tuttavia, il post-vittoria è stato un campo di battaglia. La polemica è divampata quasi in maniera feroce, perfino personalità come Aldo Cazzullo e il prof. Enrico Galiano hanno voluto dire la loro, anche se il loro parere è risultato quasi eccessivo, definendo il brano una “rappresentazione della Napoli camorrista” e un inno al patriarcato e al possesso.
Per cui, a quasi una settimana di distanza, l'eco del Festival è un mix di sentimenti contrastanti. Quelle che sicuramente non mentono sono le classifiche streaming: il brano più ascoltato è “Ossessione” di Samurai Jay, che ha superato milioni di stream pochi giorni dopo il festival, nonostante nella classifica finale fosse arrivato solo diciassettesimo. Subito dietro si trovano “TU MI PIACI TANTO” di Sayf e “Che fastidio!” di Ditonellapiaga, che sono diventati tra i brani più riascoltati dal pubblico.
Anche la canzone vincitrice del festival, “Per sempre sì” di Sal Da Vinci, continua a ottenere molti ascolti, mentre tra i pezzi più popolari ci sono anche “Male necessario” di Fedez e Marco Masini, oltre a brani di Nayt, Luchè e Fulminacci. In generale, questi dati dimostrano che il successo dopo Sanremo dipende molto dagli ascolti del pubblico sulle piattaforme digitali, che a volte premiano canzoni diverse rispetto alla classifica ufficiale del festival.
Ora, però, gli occhi sono tutti su De Martino (anche questa una scelta che ha destato qualche critica). Riuscirà a togliere la maschera di formalità all'Ariston o ci ritroveremo tra un anno a rimpiangere persino la rassicurante noia di Carlo Conti?


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