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SANDMAN, il principe delle storie 

Aggiornamento: 10 dic 2025

“Sandman celebra gli emarginati, chi vive sul filo del rasoio, nelle acciaccature che attraversano il testo; e in parte anche nei grandi temi: il personaggio chiamato Morfeo, Sogno, Sandman, ha un nome che per me significa più di tutti gli altri. È il principe delle Storie, un titolo che ho rubato da << I’m Set Free>>” .

Ovviamente sono consapevole degli ultimi avvenimenti (poco gradevoli) che hanno coinvolto l’autore, tuttavia non parlerò di lui, ma della sua opera. È notevolmente difficile scindere un’opera dal suo autore, perché in qualche modo, seppur piccola alle volte, ne conserva l’essenza. È anche vero però che l’arte, nel momento in cui viene donata al mondo, appartiene anche ad esso quasi acquistasse vita propria, scollegata, almeno un minimo dal suo creatore. Perciò credo sia importante essere consapevoli, ma anche apprezzare l’arte per ciò che essa ci dà al di fuori di chi è stato a crearla.  


Finita la premessa, The Sandman nasce nel 1988 nella casa DC Comics, dalla penna di Neil Gaiman, Sam Kieth e Mike Dringenberg come primi disegnatori e Dave McKean che sarà l’ideatore di tutte le copertine della serie. Nonostante faccia parte integrante dell’universo DC, riesce a distaccarsi e avere un arco narrativo proprio includendo persino un finale, che non sempre è scontato in questo genere letterario.  


Tutto quello a cui il pubblico era abituato in Sandman veniva quasi ribaltato e albo dopo albo riuscì a costruirsi un proprio pubblico affezionato. In Sandman non ci sono eroi e cattivi ben definiti, ma si parla del mondo e dell’essere umano attraverso le personificazioni antropomorfe che definiscono l’umanità stessa. I tratti dei disegni sono decisi e forti ad incarnare perfettamente lo spirito della storia. Sandman parla di persone e del loro essere complicate perché la natura umana lo è. Il suo universo è popolato dagli “strani”, da coloro che sono rilegati ai margini delle narrazioni, che in esso però prendono posto. E in cui trovano posto anche i suoi fan che si sentono accolti e ascoltati in questo nuovo universo narrativo.  


A cavallo fra gli anni ‘80 e ‘90 si entra nella Modern Age del genere fumettistico dove vengono scardinate le regole classiche dei comics e si comincia a rappresentare una versione differente del mondo. Eppure, i comics venivano sempre visti come qualcosa di prettamente adolescenziale. The Sandman fu tra i primi a parlare e a rivolgersi ad un pubblico adulto diventando uno dei fumetti più importanti nel panorama culturale dell’epoca, segnando un’era e fissandosi nell’immaginario che abbiamo ancora oggi.  


Le tematiche familiari a cui spesso si era abituati in letteratura erano praticamente assenti nel clima fumettistico. Essi, infatti, parlavano prettamente di eroi solitari, non di certo di dinamiche familiari. Destiny, Death, Dream, Destruction, Desire, Despair, Delirium: sono loro gli Eterni, coloro che incarnano aspetti dell’umanità stessa. Ciò che Neil Gaiman fa è creare i suoi miti, la sua personale mitologia, prendendo come punto di riferimento i diversi aspetti della vita stessa. Questo rende il suo universo complesso e variegato. La storia si dirama e si incastra avvolgendo i suoi personaggi e i lettori in un intreccio enorme di emozioni e situazioni universali. La sua forza sta proprio nel raccontare il mondo che conosciamo, ma attraverso nuove ed affascinanti prospettive. 


L’immaginario collettivo è abituato a vedere la morte come qualcosa di estremamente oscuro, ad averne paura. Gaiman ribalta completamente questo personaggio e lo trasforma in una sedicenne allegra e sensibile, una personificazione più umana e vicina a noi. Egli stesso parla delle lettere che ricevette in seguito alla sua introduzione all’interno della narrazione e di come in essa molti trovassero conforto dopo un lutto. Ed è ciò che accaduto anche dopo la sua trasposizione cinematografica in cui l’interpretazione di Kirby Howell-Baptiste ha portato i fan a sentire le stesse emozioni che avevano avuto chi lesse i fumetti alla loro uscita.  


Ad oggi non posso non citarvi gli audiolibri che io stessa ho amato follemente. Il formato audible è stato curato da Neil Gaiman insieme a Dirk Maggs, scrittore e produttore radiofonico. Se per i testi in prosa basta far leggere il testo e registrarlo, per una graphic novel, dove l’elemento visivo è particolarmente importante perché è parte viva della storia, sono le descrizioni del narratore a immergere l’ascoltatore nella storia come se avesse le immagini davanti agli occhi. La narrazione è inoltre arricchita con suoni e musiche che vi sembrerà di camminare accanto ad i personaggi.  


La serie riprende gli eventi della graphic novel riadattandoli al tempo presente. Le varie differenze tra i due formati sono dovute principalmente a: fattore temporale, cambio del media e diritti su altri personaggi (John Constantine, ad esempio, diventa Johanna Constantine per una questione di diritti cinematografici). Gaiman sceglie una linea narrativa da seguire dando la possibilità anche ai nuovi spettatori di seguire e capire la storia senza doversi preoccupare della sua storia editoriale e dell’immenso universo fumettistico in cui esso è introdotto. 


Sandman ha segnato la fine del XX secolo con il suo essere non mainstream, l’essere diverso, inclusivo e strano tanto da avere senso.  


Quello che è evidente è come in ognuno dei suoi media, ogni immagine, storia, suono si stratifichino nella società e tra le varie forme di cultura di cui essi sono stati influenzati e di cui sono intrisi. Un’opera che si arricchisce nel tempo e, un po’ come il suo protagonista, invece di venire annientata con l’introduzione di un nuovo media, aggiunge nuovi strati di una storia che alla fine parla dell’umanità stessa.  


✧ Dalla fantasia di Syria...

Tutto intorno a me era strano, eppure lì quella parola aveva un diverso significato, lì inconsciamente sapevo che ogni stranezza avrebbe potuto essere realtà, che non vi erano limiti alla fantasia del mio essere, che tutto diventava possibile... lì nella Terra dei Sogni. 


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