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UNA TOMBA PER LE LUCCIOLE: una caramella alla volta, mentre il mondo cade a pezzi

Aggiornamento: 10 dic 2025

"Non è giusto…perché le lucciole muoiono così presto?” 

Non un semplice lungometraggio animato sulla guerra, ma il racconto di un legame fraterno che non cessa mai di esistere nemmeno di fronte l’indifferenza della gente, di persone che dovrebbero volerti bene ma ti trattano da intralcio…e poi l’ossimoro di una latta di caramelle alla frutta, le “Sakuma Drops”, che in bocca ti lasciano un sapore aspro e nostalgico: simbolo di innocenza, contenitore di memoria. 


Questa continua presenza visiva fa della scatola un simbolo visivo narrativo del capolavoro “Una tomba per le lucciole”, firmato Isao Takahata, uscito nelle sale giapponesi nel 1988 e targato Studio Ghibli. 

Il film racconta la storia di Seita e Setsuko, due fratellini giapponesi che vivono il dramma del bombardamento di Kobe (cittadina giapponese) durante la Seconda guerra mondiale. La sera del 21 settembre 1945, il giovane ragazzo muore di stenti in una stazione ferroviaria. Nelle sue mani tiene solo una scatola di latta che contiene i resti della sorellina. Gli spiriti dei due bambini rivivono gli avvenimenti dei propri ultimi mesi alla flebile luce delle lucciole. 

La scatola di latta delle caramelle di Setsuko rappresenta, nell’opera di Takahata, uno dei tanti strumenti utilizzati per definire il legame tra i due fratelli. Si tratta di caramelle pregiate, che evocano un passato di agiatezza familiare e, per questo, alimentano un senso di armonia condivisa. Seita porge alla sorellina le Sakuma drops, unica consolazione che ha per cercare di renderle meno dolorosa la situazione che stanno vivendo. È ancora una bambina capace di provare gioia, nonostante sia immersa in uno scenario di distruzione. 


Ed è così che la latta diviene una potente metafora di speranza infantile, di una dolcezza che apparentemente protegge dalla crudeltà del mondo. 

Finché rimane piena di caramelle, la sensazione che deriva dalla storia è un’illusione di normalità: ognuna di esse è un piccolo talismano zuccherato che tiene lontano il pensiero della guerra. 

Ma le caramelle finiscono e, con esse, anche la forza di fingere, si spegne ogni barlume di speranza, tutto sembra capitolare. È così che una custodia di dolcezza si trasforma in un’urna. 

Si tratta del momento che più mi ha colpita: non tutto l’orrore che li circonda, la morte della madre o il disprezzo della zia, ma quell’immane vuoto che rimane dopo l’ultima caramella, quella sensazione di ineluttabilità. 


E mi chiedo: al giorno d’oggi, cosa rappresenta quella latta di caramelle? 

Penso possa essere letto come un emblema di ciò che non siamo riusciti a proteggere, di quei bambini che soffrono e in mano rimangono con un paio di briciole…per questo il film di Takahata si rivela essere un pugno allo stomaco. 


Oggi più che mai, questo film non è un ricordo del passato. È uno specchio. Uno specchio del nostro presente; allora cosa resta della nostra umanità, quando nemmeno più le lucciole riescono a brillare? 

Seita e Setsuko non sono solo personaggi. Sono ogni fratellino che stringe la mano dell’altro per non morire da solo, ogni infanzia interrotta da un boato. Sono le lucciole che continuano a spegnersi, ogni notte.  


Lucciole che non muoiono solo per la guerra, ma anche quando decidiamo di voltarci dall’altra parte, convinti che non si possa più far niente, dimenticandoci che, per qualcuno, quella latta vuota è tutto ciò che rimane. 

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