Wuthering Heights è il corpo sonoro di Charli xcx
- Andrea Vittorio

- 18 feb
- Tempo di lettura: 3 min

Dopo l’impatto culturale di Brat, l’album che nel 2024 ha cristallizzato un’estetica generazionale sospesa tra club culture e ironia digitale, Charli xcx compie una scelta radicale e controintuitiva. Con Wuthering Heights, scritto per l’omonimo film di Emerald Fennell, l’artista non si limita a comporre una colonna sonora, ma dà vita a un corpo sonoro ed emotivo del tutto autonomo. L'album nasce da una commissione cinematografica ma finisce per scardinare l’idea tradizionale di soundtrack, trasformandosi in un’opera concettuale che respira, soffre e si autodistrugge con la stessa intensità dei personaggi che accompagna. Il disco appare come una risposta antitetica alla leggerezza: è un’opera che rifiuta la superficie per scavare nei detriti emotivi, mettendo in scena il desiderio non come piacere ma come condanna.
Dare forma a un progetto simile implica un atto di fiducia e di rischio non trascurabile, soprattutto considerando il peso simbolico e culturale di un testo come Cime tempestose. In questo senso, la decisione di Emerald Fennell di affidare la colonna sonora a Charli xcx si configura come una scelta autoriale netta e provocatoria. Lontana dall’opzione più prevedibile di un accompagnamento orchestrale, Fennell opta per una voce che incarna perfettamente la frattura tra sensibilità contemporanea e materia classica, scommettendo sulla capacità di Charli di tradurre in suono la violenza emotiva del romanzo senza ricorrere alla nostalgia o al manierismo. Parallelamente, il film stesso si muove lungo un crinale pericoloso: riducendo la complessità corale e genealogica dell’opera di Emily Brontë per concentrarsi sull’asse ossessivo tra Catherine e Heathcliff, Fennell accetta consapevolmente il rischio di una ricezione polarizzata. La sua non ha mai voluto essere un’operazione di fedeltà, scelta che ha diviso pubblico e critica, accusata da alcuni di semplificazione e da altri celebrata per la radicalità emotiva, ma che trova nella colonna sonora di Charli il suo completamento ideale, capace di restituire in forma sonora quella densità psichica che l’immagine, da sola, non può sostenere.
Dal punto di vista sonoro, il paesaggio è instabile e inquieto, un territorio in cui convivono elettronica spettrale e pulsazioni industriali. Qui il suono non accompagna la voce, ma la ingloba, la spezza e la seppellisce, creando una sensazione di vertigine costante, quasi come l’ascoltatore fosse intrappolato in uno spazio mentale claustrofobico. In questo ambiente, la voce di Charli assume un ruolo ambivalente, agendo al contempo come narratrice e prigioniera: filtrata e lontana, sembra provenire da un altrove emotivo in cui l’io cantante non possiede mai davvero la scena, venendo costantemente risucchiato da ciò che prova.
Dal punto di vista timbrico, l’album si muove lungo una palette volutamente ridotta ma estremamente densa: synth corrosi, bassi profondi, percussioni metalliche trattate fino a perdere la loro riconoscibilità. Il lavoro sul suono privilegia la grana, l’imperfezione, il rumore residuo, trasformando ogni traccia in una sorta di spazio fisico attraversabile.
Questa impostazione produttiva si lega direttamente alla natura cinematografica del progetto. Piuttosto che adattarsi alle esigenze del montaggio o della narrazione filmica, l’album sembra operare secondo una logica autonoma, in cui il tempo musicale non coincide con quello dell’immagine. I brani si dilatano, si contraggono, talvolta si interrompono bruscamente, generando una temporalità instabile che richiama più il flusso psichico che la progressione narrativa.
È in questa tensione che il legame con la matrice letteraria di Emily Brontë si fa più profondo. L’ossessione amorosa non viene semplicemente trasposta in forma narrativa, ma interiorizzata fino a diventare struttura sonora. L’amore, in Wuthering Heights, non è consolatorio, ma rappresenta invece una forza predatoria e un legame simbiotico che cancella i confini dell’identità: i testi stessi non raccontano storie lineari, ma frammenti di immagini spezzate e confessioni trattenute, descrivendo la relazione come uno spazio saturo in cui il soggetto si annulla. Ogni traccia aggiunge uno strato di instabilità, lasciando alla fine solo un senso di vuoto che persiste anche dopo la fine.
Sottraendosi alla funzione illustrativa tipica delle colonne sonore, l’album costruisce una narrazione indipendente che dialoga in modo critico con il soggetto filmico ma anche letterario, superandone i confini. Charli xcx smonta deliberatamente l’immagine pop costruita negli ultimi anni, rinunciando alla viralità e alla spettacolarizzazione per scegliere, invece, l’opacità.


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