Gatsby Books, la nuova libreria indipendente a Catania
- Syria Assenza

- 3 feb
- Tempo di lettura: 6 min

Spesso parliamo di quanto i libri siano un luogo di rifugio per le nostre anime. Ma qual è il loro luogo di rifugio? Credo che le librerie siano la nostra risposta. Un luogo dove ogni libro viene accolto e ascoltato, una casa per tutti i nostri amici di carta.
Oggi, infatti, voglio raccontarvi dell’intervista fatta ad un nuovo libraio, il proprietario della nuova libreria indipendente appena aperta a Catania, la Gatsby Books in via Grotte Bianche n°68.
Da dove nasce l’idea della libreria e il coraggio di metterla in pratica?
«Sin da piccolo ho sempre sognato di aprire una libreria. Dicevo, infatti, che se il piano A non fosse andato bene, questo sarebbe stato il piano B. Poi nel 2015 nasce il mio profilo Instagram con cui ho cominciato a consigliare libri. Non facevo video, né mi mettevo di fronte alla telecamera, ma creavo delle composizioni fotografiche. Da lì, case editrici hanno cominciato a contattarmi per creare le prime copertine sullo stile delle composizioni che facevo. Prima la Nord e poi la NeriPozza con la copertina di “Le sette morti di Evelyn Hardcastle”, che è diventata poi di fatto la mia prima copertina e quella che mi ha lanciato nel mondo dell’illustrazione, visto l’enorme successo del romanzo. È nato tutto come un passatempo, ed è diventato un lavoro. Quindi i miei studi di ingegneria e di architettura mi sono serviti anche per elaborare le copertine, perché il senso è sempre quello di comporre uno spazio, e questi miei studi mi sono serviti per creare queste mie composizioni, anche perché io non so disegnare fondamentalmente. Però poi pian piano ho unito le mie passioni e applicandomi sono riuscito a fare questo lavoro. C’era questo panificio dismesso, dove quando ero piccolo compravamo il pane, però non avevamo mai visto l’estensione del luogo. Nelle prime due stanze c’era il forno. È rimasto chiuso per una decina d’anni e ad un certo punto ho detto: vediamolo - essendo proprio sotto casa mia. E quindi l’abbiamo visto. Le volte di questo immobile mi hanno conquistato subito, e non me ne volevo andare da qua. Quindi diciamo che alla fine il piano A e il piano B si sono uniti, diventando AB».

GatsbyBooks: perché Gatsby e cosa rappresenta questo libro e il suo autore per te, tanto da influenzarne anche l’estetica?
«Potrei dirti che è il mio libro preferito e inventarti una storia, ma in verità non è così. Io aprii il profilo Instagram nel 2015, poco dopo l’uscita del film di Baz Luhrmann de Il grande Gatsby e mi piacque tanto da chiamare la pagina Gatsby Books. Successivamente lessi anche il libro, bello, ma secondo me è uno di quei rari casi in cui il film può colpirti di più, anche perché la scrittura di Fitzgerald è particolare, non è semplice. Però al di là del romanzo penso che proprio il personaggio di Gatsby sia uno dei più belli della letteratura: quello che incarna, questo simbolo della luce verde, sono tutte figure che mi sono rimaste impresse sia nel film che nel romanzo. In verità non era niente di programmato, anche quando abbiamo messo la luce verde fuori, sembra che sia tutto studiato, in realtà è tutto nato per caso. Cioè, io in realtà non avevo l’idea di aprire una libreria e chiamarla Gatsby, quindi è nato davvero tutto per caso. E secondo me è stata questa la cosa vincente, perché quando qualcuno si sforza a fare qualcosa non gli riesce mai come aveva pensato; invece, quando le cose vanno naturalmente, riescono. E poi anche nei social non mi faccio mai vedere, nessuno sapeva chi fossi».
Gadget, presentazioni e club del libro: cosa rappresentano per te questi dettagli come lettore e come libraio?
«Allora io essendo un grafico e avendo questa formazione da ingegnere-architetto per me la libreria non doveva essere una libreria anonima. Penso che la forza di questa libreria sia che sia una bella libreria, se fosse stata una libreria come tutte le altre non penso che sarebbero venute così tante persone. Quindi quello che è il senso estetico delle cose l’abbiamo messo sia nella libreria che nei gadget che abbiamo fatto. Per il club del libro c’è stata una cura particolare, abbiamo fatto il carnet du lecteur per gli iscritti, le borse, tutti i loghi li ho disegnati io, sono stati pensati; insomma è stata una cosa che doveva essere bella in tutte le sue parti. Perché io parto dal presupposto che un libro va scelto dalla copertina, per me chi dice che non sceglie un libro dalla copertina mente a sé stesso. Perché la prima cosa che vedi è la copertina, poi leggi il titolo, vedi un po’ di trama, ma la prima cosa che vedi è la copertina».

Qual è il libro che ti ha reso lettore e quello che ti ha reso libraio, dandoti la voglia di consigliare e guidare gli altri?
«Che mi ha reso lettore “Dieci piccoli indiani” di Agatha Christie. Cioè io ricordo esattamente il momento in cui sono entrato in libreria con mia sorella e una sua amica, ricordo qual era la libreria, la Rizzoli - c’era una Rizzoli qui vicino che ora non c’è più -, mi ricordo lo scaffale. Io sono una persona che dimentica tutto, ma questo lo ricordo benissimo. Quel momento mi ha segnato e la cosa che più mi colpì è stata la copertina, una copertina che adesso non fanno più; era con un dipinto con una donna che aveva una carta in mano, che a me aveva inquietato particolarmente. Magari ho letto altri libri prima di quello però io penso a questo.
Quello che mi ha reso libraio non lo so, forse ancora deve arrivare.
Non è soltanto un libro perché comunque se entri nelle librerie trovi, spesso, sempre gli stessi titoli, e magari a volte non tutti, perché dipende dalle librerie, che danno più peso a determinati titoli. Ad esempio “Il labirinto di seta” della Sonzogno non l’ho mai visto esposto, ho fatto io la copertina e quando esce un libro vado a vedere com’è la copertina. Non l’ho mai visto esposto in libreria, l’ho messo nella mia e nonostante sia uscito a settembre la gente lo vedeva come una novità, e ne ho vendute un bel po’ di copie. Quindi il libraio fa tanto anche in questo senso.
Poi io ho sempre scelto le mie letture da me, entrando in libreria e lasciandomi ispirare da ciò che c’è, infatti dico sempre: vi posso anche consigliare, però le mie migliori letture alla fine le ho sempre trovate così. Il bello, infatti, è questo: entri in una libreria indipendente e si, magari ti fai consigliare dal libraio se non sai cosa leggere, ma ti fai un giro e ti fai ispirare da ciò che trovi».
Quali sono i tuoi programmi per il futuro? Cosa vuoi che diventi Gatsby Books per Catania e la Sicilia?
«Non lo so. In questo momento sono molto confuso; sono tutti i giorni qua, devo disegnare le copertine e leggere e sto cercando di trovare il tempo per fare tutte queste cose e non impazzire. Per il futuro spero che continui il passaparola che sta continuando anche dopo le feste. E poi stiamo organizzando degli eventi perché vedo che comunque la gente vuole aggregarsi, cioè vuole conoscere altre persone, vuole parlare di libri, quindi io spero diventi questo, che possa accogliere più lettori possibili e creare questi momenti di aggregazioni. Paradossalmente io sono la persona più lontana da questo, ho sempre visto la lettura come un momento solitario. I libri sono stati il mio rifugio e adesso sono ciò che, invece, mi sta legando al mondo. È questo alla fine il bello, i libri possono fare sia l’uno che l’altro».

I libri sono un potente ponte di connessione fra noi e gli altri e, come ci ha raccontato Giuseppe, anche da Gatsby Books è successo. Un luogo dove i libri possono riposare e attendere che il lettore giusto venga a prenderli.
Noi di Movimento siamo stati diverse volte alla Gatsby Books e oltre a consigliarvi di farvi un giro, vi chiediamo anche di ascoltare il consiglio del suo libraio. Non andate con una lista, c’è tempo per recuperare i titoli che volete leggere; invece entrate e fatevi guidare dalla musica, dall’atmosfera, dagli scaffali, e vedrete che, come un faro, da qualche scaffale un libro vi chiamerà e magari anche voi troverete il vostro “Dieci piccoli indiani”, la vostra luce verde pronta ad essere rifugio e connessione.



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