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La Napoli Infinita di Sabato De Sarno a Catania

Foto di NSS Edicola, scattata in occasione dell'evento di presentazione del libro presso Museo Madre, Napoli.
Foto di NSS Edicola, scattata in occasione dell'evento di presentazione del libro presso Museo Madre, Napoli.

Ieri 18 dicembre, si è tenuta la presentazione del libro di fotografie Napoli Infinita, di Sabato de Sarno, presso il Palazzo della Cultura di Catania. Ha moderato l’incontro il giornalista Antonio Privitera. Nell’ambito del palinsesto J’Adore Napoli 2500, ideato da nss edicola, De Sarno traccia una mappa emotiva per celebrare i 2500 anni della città di Napoli.


Foto dell'evento.
Foto dell'evento.

Il libro è una raccolta, una narrazione della città attraverso immagini e testi affidati ad artisti provenienti da tutti gli ambiti. Alla realizzazione hanno infatti collaborato 35 artisti: registi, poeti, musicisti, fotografi e molte altre maestranze.


«Il titolo è Napoli Infinita perché è il mio sguardo sulla città. Napoli devi lasciarla libera e devi lasciarla evolvere. Napoli è una città che continuamente cambia, e sta cambiando anche adesso mentre parlo, ed è il suo aspetto più interessante. Napoli mi ha regalato la capacità di osservare, di ascoltare e di essere aperti rispetto a certe situazioni e dialoghi».
Testo  e immagine all'interno del libro. "Vedrai andrà tutto bene", Luciano Romano (2008).
Testo e immagine all'interno del libro. "Vedrai andrà tutto bene", Luciano Romano (2008).

All’inizio del percorso, l’idea era quella di fare un regalo di compleanno a Napoli. Per De Sarno, era importante avere una polifonia, per poter mettere insieme voci differenti, punti di vista diversi e contrasti con l’obiettivo di raccontare Napoli in tutti i suoi strati, in tutta la la sua bellezza ma anche in tutti i suoi difetti. Il minimo comune denominatore degli artisti all’interno del libro è la verità delle loro opere, dei loro racconti e di ciò che fanno.


«Il mio interesse era quello di lavorare con artisti di Napoli che oggi si muovono sul territorio e che avessero un rapporto vero con la città.  Non è un libro di nomi, all'interno ci sono persone più famose di altre, però quello che io volevo fare era dare opportunità ad artisti, di essere visti, ascoltati e cercati da altre persone».
Testo e immagine presenti nel libro. Testo di Nziria. Immagine "Diavoli", Claudia Canfora (2025).
Testo e immagine presenti nel libro. Testo di Nziria. Immagine "Diavoli", Claudia Canfora (2025).

Scegliere le immagini da inserire, le immagini a cui affidare il ruolo di apertura e chiusura del capitolo, non è stato un lavoro semplice. Il fulcro di tutto è la varietà, e proprio per questo il tipo di arte che si trova all’interno non è sempre la stessa. Non c’è un certo tipo di fotografia, chi crea un certo tipo di immagine popolare, un certo tipo di artisti che lavorano usando certi mezzi. Dividere tutto il materiale per gruppi o per capitoli esteticamente andava contro alla visione di De Sarno della città, perché Napoli è tutto: è un caos fatto di strati che si sovrappongono e convivono insieme.


Antonio Privitera chiede: «Molto spesso i punti deboli di una città possono essere trasformati nel mondo dell'immagine, anche l’avere dei tratti di folklore, perché per chi ci vive ovviamente sono anche un grande disagio. Tu come ti poni da questo punto di vista sulla spettacolarizzazione di questo di questo aspetto?»
Sabato De Sarno risponde: «C’è sempre una forma di rispetto oppure di comprensione rispetto  certi argomenti. Se si parla di Napoli come luogo di malavita, non posso dire che non è vero, ma non è nemmeno vero che Napoli è solo quello. Napoli si può descrivere se la si racconta attraverso la sua ampia diversità senza rinnegare e senza escludere certe cose che fanno parte di quella realtà. Secondo me, tutto dipende sempre da come lo sguardo si posa sulle cose, è quello che percepisci e che ti torna indietro rispetto a quell'argomento.Tutto dipende da come noi tutti siamo predisposti ad osservare e ad ascoltare. Io oggi credo che sia importante creare conversazioni, tutto ha valore quando crea conversazione tra le persone. È ovvio che questo libro ai napoletani è piaciuto o non è piaciuto, ma perché hanno un punto di vista molto preciso sulla loro città: c’è chi ha un punto di vista diverso, c’è chi si sente escluso, chi invece si sente incluso. Per me è interessante aver creato un punto di conversazione e tensione».

Conversazione e opportunità sono state le due parole clou della presentazione del libro, ma anche è ciò che De Sarno è riuscito a creare e a dare con questo libro. I ruoli che ha avuto all’interno del progetto sono molteplici: è stato il direttore creativo, colui che ha pensato anche all’aspetto visivo, colui che ha scoperto artisti. Artisti con cui lui ha sì collaborato, ma soprattutto conversato: è come un lavoro di gruppo, dove De Sarno chiedeva un’immagine, un testo, una poesia, un brano, qualsiasi cosa adatta a raccontare uno strato di Napoli, e gli artisti erano liberi di regalargli ciò che più rappresentasse il loro lavoro. Tra questi, anche testi molto personali: ad esempio, l’amica e artista di nome Vanessa ha dato a De Sarno un testo dedicato alla nonna, abbinato poi all’immagine della porta della camera da letto.

Quindi, la raccolta è un testo ricco di punti di vista, di sentimenti, emozioni, di sguardi poetici e soprattutto personali.



Immagine presente all'interno del libro. "Nessuno Escluso", Bianco-Valente, 2020.
Immagine presente all'interno del libro. "Nessuno Escluso", Bianco-Valente, 2020.

 


 Domanda dal pubblico: «Se Napoli effettivamente avesse ricevuto questo libro e l'avesse potuto leggere, cosa pensi penserebbe di te?»
Sabato De Sarno risponde: «Come diceva prima Antonio, ci sono alcune città che è molto difficile raccontarle perché sono talmente piene di informazioni, piene di strati, pieni di contrasti che è molto difficile raccontarle in un libro di fotografie o in un testo. Non so cosa pensi Napoli, però quello che posso dirti è che ci sono 35 persone molto felici di aver collaborato a questo libro, che mi hanno detto grazie per avermi scelto, per avermi dato l'opportunità di mettere i miei lavori all'interno di un libro, perché è un ricordo, è una cosa che posso regalare ai miei genitori, perché mi piace l'idea che le cose che ho scritto prima erano sui fogli sulla mia scrivania e le condividevo con gli amici più intimi, adesso sono in un libro. Quindi grazie a te ci sarà qualcun altro a cui magari piacerà quello che ho scritto».

Un legame quello di De Sarno con la sua città d’origine quasi di odi et amo, che però rispecchia la realtà di moltissimi giovani ancora oggi. Se da piccolo voleva fuggire da Napoli non solo per inseguire il suo sogno di lavorare nella moda, ma anche per trovare se stesso, per capirsi e per esprimersi. Le radici, però, presto si sono fatte sentire, e ad anni di distanza il designer ammette che lui è quel che è soprattutto grazie a Napoli, ai valori trasmessi dalla sua cultura, dai contesti che ha abitato, dai genitori, le scuole e il gruppo dei pari. Si cresce con l’idea di essere molto lontano, e che per questo non ce la faremo mai. Ma non è così. Bisogna essere molto coraggiosi, bisogna fare sacrifici, bisogna essere umili, accettare nei limiti.


«Io ho iniziato come modellista, ho iniziato da Prada, avevo vent’anni, portavo il caffè e lavoravo con una persona molto più grande di me, ero il suo assistente, e mettevo in bella i carta modelli. Con questo voglio dire che i percorsi non è che sono facili, non è che sono stato fortunato, con un pizzico di fortuna sono entrato da Prada ma facevo quel lavoro lì. Per arrivare a fare poi il lavoro che vuoi fare è normale che devi passare attraverso vari casi. Quello che all’inizio deve essere di tuo interesse è che davvero vuoi fare quel lavoro. Guardare, osservare, sfruttare, avere degli esempi, avere l’opportunità di essere visti è fondamentale, perché per avere delle possibilità dobbiamo essere visti, ed è lì che c’è la fortuna di trovare qualcuno con cui si è in sintonia, oppure qualcuno che ti vede e ti dà la possibilità. Ma devi metterti anche tu in una prospettiva di essere visto».

Immagine presente all'interno del libro. "Love never felt real", Fabio di Fenza, 2024.
Immagine presente all'interno del libro. "Love never felt real", Fabio di Fenza, 2024.

L’incontro, poi, si è chiuso con una morale. Con un consiglio di De Sarno ai più piccoli ma anche ai più grandi.

«La cosa che a me ha aiutato molto a realizzare i miei sogni è stata la curiosità, il mio essere aperto, il mio essere pronto ad ascoltare, a cercare di vedere qualcosa di buono, anche nelle cose in cui apparentemente non c'era niente di buono. Siate curiosi sempre. Secondo me gli adulti, si pongono verso i più giovani con giudizio. A loro dico e invito ad ascoltare».

 

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