Clair Obscur: Expedition 33: sopravvalutato o capolavoro?
- Carlo Lacagnina

- 12 gen
- Tempo di lettura: 4 min

Se siete appassionati di videogiochi e non vivete sotto una roccia, avrete sentito parlare di Clair Obscur: Expedition 33, il gioco indie che ha vinto nove premi nella notte dei Game Awards 2025, tra cui anche l’ambitissimo premio di miglior gioco dell’anno. Consecutivamente, il gioco ha visto arrivare un’ondata di nuovi giocatori che si sono approcciati al titolo grazie al clamore di queste vittorie.
Ma il gioco vale tutti i premi ricevuti? Vale la pena provarlo, anche solo per capire cosa abbiamo davanti?
Per comprendere bene la grandezza di Clair Obscur, bisogna partire dalla sua gestazione e nascita per comprendere per quale motivo rappresenta un enorme dito medio alle grosse produzioni blasonate e alle case di distribuzione “major”.
Il gioco è stato sviluppato da Sandfall Interactive, un nome sconosciuto nel panorama videoludico. Infatti, Clair Obscur rappresenta il primissimo gioco della casa di sviluppo. Sandfall Interactive è stata fondata nel 2020, quindi ci riferiamo ad uno studio ancora neonato, con solo cinque anni al suo attivo. Lo studio è composto da ex dipendenti di Ubisoft, i quali hanno lasciato la casa di sviluppo francese per divergenze creative.
Inizialmente composto da Guillaume Broche (direttore creativo), Tom Guillermin (direttore tecnico) e François Meurisse (produttore), lo studio si appoggiò a un editore indipendente: Kepler Interactive. A differenza di un editore classico, Kepler opera su un modello innovativo di comproprietà, in cui gli studi fondatori detengono azioni della società e mantengono una totale indipendenza creativa. Questo modello consente allo studio di beneficiare di risorse condivise pur rimanendo in controllo della sua proprietà intellettuale e creativa. La campagna di reclutamento per sviluppatori si svolse anche attraverso piattaforme social come Reddit, dove vennero trovati sia il compositore delle colonne sonore – anche loro vincitrici di diversi premi – Lorien Testard, sia diversi sviluppatori alle prime armi. Si costituì così un team di sviluppo di “underdogs” sulla quale nessuno avrebbe mai scommesso.
Quello che rende appassionante il gioco è la sua trama, della quale parleremo senza fare spoilers, così da non rovinare l’esperienza a chi non si è ancora approcciato al gioco.
Veniamo catapultati nei panni di Gustave, un giovane trentaduenne abitante della cittadina di Lumière, la quale sembra essere una copia deformata e distorta di una Parigi dell’Ottocento. Il gioco si apre con l’inquadratura di un monolito, nel quale vi è inciso il numero 34. Gustave sta rimuginando sul suo passato quando Maelle, la sua giovanissima sorellastra, lo interrompe: la cerimonia del Gommage sta per iniziare e Gustave deve salutare la sua ex fidanzata Sophie. Questa breve introduzione ci farà anche da tutorial, con Maelle che ci introdurrà al sistema di combattimento. Un sistema, come detto prima, molto più action rispetto ai fratelli del genere. Infatti, non ci saranno solo le solite skills e attacchi, ma anche attacchi mirati a distanza e un sistema di schivate e “parry” (deviare l'attacco di un nemico con un tempismo perfetto), con una curva di apprendimento molto lenta. Il gioco, quindi, basa il suo gameplay sulle abilità del giocatore e sul suo tempismo, non solo sulla sua capacità strategica. Il gioco prende spunto dai grandi pilastri del genere del gioco di ruolo giapponese, come Final Fantasy e Persona, aggiungendo uno stile visivo unico e delle innovazioni nel gameplay a turni.
Dopo il tutorial la dura realtà ci verrà sbattuta in faccia. Il Gommage non è una festività come le altre, ma bensì la ricorrenza annua del risveglio della Pittrice, un’entità dall’origine sconosciuta, la quale cambiando il numero sul monolito da 34 a 33 farà scomparire tutti gli umani la cui età corrisponde al numero disegnato. Sophie, che ha esattamente 33 anni, scomparirà tra le braccia di Gustave, lasciando lui e noi giocatori increduli. Il giorno successivo al Gommage, la spedizione annua di Lumière verso il monolito (in questo caso la trentatreesima) parte dal porto verso il continente, in modo tale da raggiungere la Pittrice e sconfiggerla per interrompere questo ciclo di tragedie.
L’incipit della storia ci lascerà con parecchie domande e tanti misteri da risolvere, i quali verranno approfonditi nel corso dei tre atti di cui si compone il gioco. La storia per essere completata richiederà meno di 50 ore, le quali aumenteranno se vorremo costruire la build perfetta o completare tutti i dungeons presenti.
Un’ulteriore unicità del titolo risiede nello stile artistico che permea gli scenari, i personaggi, gli oggetti e i nemici di questo mondo. Ci troviamo di fronte ad un mondo fratturato con continenti volanti in stile Avatar di James Cameron e con zone devastate da un cataclisma non ben specificato. Per quanto riguarda le architetture presenti possiamo evidenziare lo stile Art Deco, non solo negli edifici ma anche negli armamentari dei nostri personaggi e nel loro vestiario. Il tutto dona al gioco un’impronta artistica unica nel panorama videoludico attuale.
Personalmente, ho giocato a Expedition 33 per pura curiosità dopo la vittoria ai Game Awards e me ne sono innamorato dopo le primissime ore. Il gameplay è semplice ma al contempo fresco ed innovativo. La trama è molto più cinematografica e ben scritta, con personaggi che trasmettono emozioni e stati d’animo anche con poche linee di dialogo.
Vi consiglio di approcciare il gioco senza pregiudizi scaturiti dall’odio online causato dal dominio ai Game Awards, secondo il quale avrebbe oscurato altre produzioni altrettanto eccellenti. Andate oltre e buttatevi, come ho fatto io, in quest’avventura senza eguali.
Buona spedizione a tutti.



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