System Shock: come svecchiare un gioco di 30 anni fa
- Carlo Lacagnina

- 12 mar
- Tempo di lettura: 3 min

In un mondo videoludico dove si rivanga spesso il passato con remake e remaster, molti sviluppatori falliscono nel loro intento, snaturando il gioco di partenza o realizzando solo un lavoro di svecchiamento grafico non molto efficiente. Ebbene, non è questo il caso del remake di System Shock, pubblicato nel 2023. Il gioco prende l'omonimo gioco del 1994 (sì, questo videogioco è più vecchio di noi) e lo rende appetibile al pubblico moderno.
Sviluppato da Nightdive Studios, esce nel 2023 dopo una lunga gestazione, ma rimanendo in sordina, senza una grande campagna pubblicitaria o un grande impatto sul mondo del gaming. Questo, però, non significa che il gioco sia insignificante. Anzi, rappresenta perfettamente un esempio di come fare un remake di un gioco molto datato.
Quando nel 1994 esce l’originale System Shock, il mondo non aveva mai visto niente del genere. Bisogna, però, contestualizzare il periodo storico della sua uscita. Siamo a metà anni 90: Sony aveva appena dato i natali alla console che avrebbe rivoluzionato il mondo dei videogiochi, la maggior parte dei giocatori possedeva ancora un MS-DOS ed erano rimasti stregati da uno dei giochi fondatori del gaming moderno, DOOM.
In questo contesto, Looking Glass Technologies decise di creare una sorta di clone di DOOM dal lato del gameplay, ovvero uno sparatutto in prima persona.
Il punto di forza di System Shock sta, però, nelle sue differenze col suddetto capolavoro di id Software. Come prima cosa, non abbiamo a disposizione montagne di munizioni e risorse ma, al contrario, un arsenale abbastanza limitato. Un’altra grossa differenza sta nell’atmosfera e nel tono generale dell’opera. La trama si può perfettamente categorizzare come cyberpunk: in un futuro non troppo lontano, il 2072, interpretiamo il ruolo di un hacker costretto ad eliminare i limiti morali dell’intelligenza artificiale SHODAN, la quale controlla la stazione spaziale Citadel, appartenente ad una corporazione. Fatti fuori questi limiti, l’intelligenza artificiale è libera di compiere un vero e proprio delirio di onnipotenza prendendo il controllo completo delle operazioni nella stazione e convertendo tutti i suoi lavoratori in sudditi cyborg devoti a lei, o in aberrazioni. Come vedete, un tema che sembra sempre più attuale.
Il nostro compito in quanto giocatori sarà quello di bloccare SHODAN, avventurandoci nei corridoi labirintici della stazione. Il giocatore non viene mai guidato per mano durante il gioco, anzi, sarà un senso di straniamento e di smarrimento ad accompagnarci per tutta l’avventura.
E qui sta il primo punto di forza del remake che altre operazioni del genere non sono riuscite a compiere: non snatura l’atmosfera e nemmeno il gameplay. Il remake, infatti, è una vera e propria lettera d’amore all’originale che ha svecchiato il comparto grafico, realizzando un gioco visivamente stupendo a partire dall’Unreal Engine, motore grafico noto per la sua potenza e per la sua difficoltà di ottimizzazione che, in questo caso, è stato perfettamente domato dalla casa di sviluppo. Ma non solo, viene svecchiato anche il gameplay, specialmente dal punto di vista dello shooting. Le armi a nostra disposizione sono leggermente ridotte rispetto l’originale ma sono realizzate a regola d’arte: ogni arma ha delle caratteristiche uniche, ognuna da usare con intelligenza e astuzia contro i vari nemici che affronteremo.
Personalmente, penso che il remake di System Shock sia stato largamente sottovalutato dal grande pubblico. Operazioni di svecchiamento del genere sono ormai all’ordine del giorno, basti pensare a Demon’s Souls (2020, Bluepoint Games), ma non tutte riescono nel loro intento, spesso semplicemente cambiando il comparto grafico o snaturando completamente il materiale di partenza. Operazioni del genere andrebbero incoraggiate e idolatrate: il videogioco è arte e l’arte si fa con passione e amore.



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